La prima serata del Festival di Sanremo 2026 si è chiusa con una classifica provvisoria che dice già molto del clima di questa 76ª edizione. A guidare – in ordine casuale – la Top 5 votata dalla Sala Stampa, Tv e Web sono Arisa con Magica favola, Fulminacci con Stupida sfortuna, Serena Brancale con Qui con me, Ditonellapiaga con Che fastidio! e la coppia Fedez – Marco Masini con Male necessario.

Un gruppo eterogeneo per generazioni, stili e percorsi artistici: dalla vocalità intensa di Arisa alla scrittura pop-indie di Fulminacci, dall’eleganza soul di Serena Brancale all’ironia pop di Ditonellapiaga, fino all’incontro tra mondi diversi rappresentato dal sodalizio Fedez-Masini. È solo un primo responso, ma restituisce l’immagine di un Festival formato XXL che prova a tenere insieme sensibilità differenti.

Sanremo Festival host and artistic director Carlo Conti (R) with Italian singer Laura Pausini (C) and Turkish actor Can Yaman (L) on stage at the Ariston theatre during the 76th Sanremo Italian Song Festival, Sanremo, Italy, 24 February 2026. The Music Festival runs from 24 to 28 February 2026. ANSA/ETTORE FERRARI
Sanremo Festival host and artistic director Carlo Conti (R) with Italian singer Laura Pausini (C) and Turkish actor Can Yaman (L) on stage at the Ariston theatre during the 76th Sanremo Italian Song Festival, Sanremo, Italy, 24 February 2026. The Music Festival runs from 24 to 28 February 2026. ANSA/ETTORE FERRARI
La classifica provvisoria di Sanremo 2026 (ANSA)

L’omaggio a Pippo Baudo e la memoria come filo conduttore

L’apertura è stata affidata alla voce di Pippo Baudo, omaggiato da Carlo Conti in un momento che ha dato il tono alla serata: uno sguardo riconoscente alla storia della televisione italiana e a chi ha fatto grande il palco dell’Ariston. Il pubblico ha risposto con un lungo applauso, quasi a suggellare un passaggio di testimone ideale.

Accanto a Conti, Laura Pausini e Can Yaman. La cantante romagnola ha scelto la misura dell’ironia e dell’autenticità, tra gag sulle “zeta” e siparietti leggeri, mentre l’attore turco – atteso soprattutto per il richiamo al nuovo Sandokan – ha centellinato le sue apparizioni fino al momento clou.

I due Sandokan: la nostalgia che diventa spettacolo

A notte inoltrata, l’incontro tra Can Yaman e Kabir Bedi, storico interprete dello sceneggiato diretto da Sergio Sollima, ha acceso l’entusiasmo del pubblico. Due generazioni a confronto, due volti della stessa icona televisiva: la “tigre della Malesia” è tornata a ruggire, tra nostalgia e curiosità per il remake. Un momento che ha unito famiglie davanti allo schermo, facendo dialogare nonni e nipoti nel segno di un immaginario condiviso.

La gara: trenta canzoni, pochi fronzoli

Trenta artisti in successione serrata hanno dato vita a una maratona musicale senza grandi pause. Tra i momenti più intensi, la commozione di Serena Brancale con un brano dedicato alla madre scomparsa; l’energia di Ditonellapiaga, prima a esibirsi; la solidità di Arisa; la standing ovation per Sal Da Vinci; il ritorno sul palco di Olly, vincitore del 2025, quasi a chiudere un cerchio. Non sono mancati i segni dei tempi: Ermal Meta ha portato sul palco un messaggio di attenzione alle bambine vittime della guerra, cucendo sui propri abiti nomi che diventano simbolo. Un gesto sobrio ma eloquente, che ricorda come la musica possa ancora farsi coscienza civile.

Tiziano Ferro, l’amicizia e la proposta per il 2027

Tra gli ospiti, Tiziano Ferro ha offerto un medley dei suoi successi e un brano nuovo. Più che l’effetto sorpresa, a colpire è stata la dimensione affettiva: l’abbraccio con Laura Pausini, le lacrime, la proposta scherzosa di condurre insieme il Festival 2027. In un’edizione che sembra puntare sulla rassicurazione più che sull’azzardo, anche questo è un segnale: il Festival come casa, luogo di legami e memoria condivisa.

Un Festival all inclusive

Carlo Conti, alla vigilia, aveva definito il suo Festival «cristiano e democratico»: cristiano per i richiami alla sua fede personale, democratico perché aperto a tutti. La prima serata ha mostrato soprattutto la seconda dimensione: un palco inclusivo, dove convivono pop, cantautorato, rap, tradizione melodica, impegno civile e intrattenimento puro.

Resta da vedere se, oltre alla velocità e solidità dell’impianto, emergerà nei prossimi giorni quella scintilla capace di lasciare il segno.