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L'istituto professionale Domenico Chiodo a La Spezia, dove lo studente Abanoub Youssef è stato accoltellato.
Il disco verde è arrivato ieri, nel corso della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in prefettura alla Spezia: sì ai metal detector portatili a scuola per scongiurare l’introduzione di armi bianche. I dispositivi saranno posizionati negli istituti e utilizzati dal personale delle forze dell’ordine su richiesta del dirigente scolastico. In concomitanza, durante il tavolo si è anche stabilito che le misure di prevenzione riguarderanno anche la parte esterna, dove saranno effettuate accurate attività di controllo, sempre in coordinamento con le forze di polizia.
Con un giorno di anticipo rispetto alla circolare sottoscritta oggi dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e da quello dell’Istruzione Giuseppe Valditara, La Spezia ha detto sì all’inasprimento dei controlli anti coltelli e non è un caso: proprio nella città del Levante ligure, il 16 gennaio scorso Abanoub Youssef, per tutti “Aba”, studente dell’istituto professionale Einaudi-Chiodo è stato ucciso con un solo fendente dal compagno Zouahir Atif mentre era a scuola. Uno shock per la città e il paese intero, un episodio senza precedenti in queste modalità, che ha dato il via a manifestazioni pacifiche e proteste, fino alla partecipazione record al funerale del giovane nella cattedrale di Cristo Re.
Così, La Spezia diventa il “caso zero” della sperimentazione su sollecitazione della dirigente dell’Einaudi-Chiodo Gessica Caniparoli. Da noi interpellata a riguardo, ha scelto di mantenere la linea del silenzio che ha seguito fin dalla tragedia, maturata fra aule e corridoi in cui giovani spezzini, immigrati e seconde generazioni si costruiscono un domani imparando un mestiere. Al momento, oltre alla certezza che la sperimentazione dei metal detector mobili – esclusa, quindi, l’idea di posizionarne di fissi in alcuni istituti, a partire da quelli considerati più problematici – si farà e che i dispositivi saranno comunque gestiti e utilizzati dal personale delle forze dell’ordine, come ribadito dalla circolare ministeriale, non si sa più di tanto. “Fase interlocutoria e preliminare” l’hanno definita alcuni dei presenti al vertice in prefettura, in attesa di definire i termini della sperimentazione e le forze a disposizione per questi controlli straordinari.
«Stiamo lavorando, anche se abbiamo scelto di parlare il meno possibile». La dirigente dell’ufficio scolastico provinciale Giulia Crocco accetta di commentare le novità arrivate subito dopo la tragedia, perché episodi del genere non accadano mai più. «Preferiamo non rendere noto quello che stiamo facendo, ma assicuriamo che l’impegno è continuo e frutto del coordinamento fra diversi interlocutori. Vogliamo per primi cercare soluzioni efficaci». Nel frattempo, dopo che nei giorni successivi all’omicidio hanno disertato le lezioni, all’Einaudi – Chiodo gli alunni sono rientrati in classe, alla ricerca di una normalità difficile, ma indispensabile da ritrovare. Per andare avanti con “Aba” nel cuore, alla conquista del proprio futuro.



