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Marck Art posa davanti a un suo dipinto. La prima mostra risale al 2009, a Palermo.


Da Favara a New York, grazie agli angeli. Quella di Marco Urso, conosciuto come Marck Art, è una storia sorprendente per i colpi di scena e gli attraversamenti negli abissi dell’esclusione e della discriminazione, del dolore trasformato in rinascita.
Nato a Palermo 44 anni fa, è cresciuto in una famiglia cattolica a Favara, in provincia di Agrigento. «Andavo in chiesa e frequentavo il catechismo», racconta. «Recitavo il rosario in casa con mia nonna materna che era molto devota, leggevo anche il Vangelo e dicevo la preghiera all’angelo custode».
Una crescita difficile
La sua infanzia e adolescenza sono segnate da bullismo ed emarginazione, che però non seminano in lui rancore o rabbia. Tutti pensano che abbia deficit cognitivi, i coetanei e i compagni di scuola lo prendono in giro anche per la bassa statura, la miopia, lo strabismo e la voce metallica. Invece, si tratta di una sordità bilaterale al 90 per cento che l’ha condannato all’isolamento fino a 15 anni, quando arriva la diagnosi e riceve il primo apparecchio acustico. «Eppure, da autodidatta, mi sedevo al pianoforte e componevo guidato dalle vibrazioni e dall’istinto, fino all’ammissione al conservatorio di Palermo». Anche questa passione per la musica l’ha ereditata da nonna Luzza, morta nel 2004, a 98 anni. «Mi ha trasmesso il valore della fede e dell’amare il prossimo, senza pretese e invidie, e mi diceva di fare il bene e allontanare il male», racconta Marco. «È lei che mi ha avvicinato a due santi molto importanti per me: santa Bernadette di Lourdes e san Pio da Pietrelcina, che vado a visitare ogni anno a San Giovanni Rotondo».


La visione e la chiamata
Nel 2006, a 24 anni, Marco ha un infarto che lo conduce al coma e alla soglia della morte. In questa fase di buio, vede una serie di angeli che gli parlano. Il suo angelo custode gli rivela: «Sarai un pittore, ti chiamerai Marck Art». Quando si risveglia, in ospedale, si fa portare dei colori e dipinge il suo primo quadro. «Gli angeli mi hanno dato la missione di portare il loro messaggio e mi hanno insegnato a dipingere i loro volti. Grazie a loro sperimento una comunione profonda con l’aldilà», rivela.
Così inizia una seconda vita per Marco, che lascia gli studi musicali per dedicarsi a un’altra arte. Le sue opere ripercorrono la malattia, la sofferenza, la rinascita con uno stile espressionista e spirituale. Dipinge anche il fiume Giordano: «C’erano tante persone che passavano attraverso una porta bianca o nera. Ho dipinto i fiumi della purificazione della mia anima. Mentre in Misericordia le croci rappresentano un insieme di anime che stanno andando in un’altra dimensione», spiega.
A un certo punto, Marco chiede a un grande crocifisso appeso in uno studio di dargli l’ispirazione per realizzare i suoi quadri, che iniziano a essere apprezzati ed esposti in gallerie, mostre personali, musei... «Parlano al cuore delle persone e suscitano emozioni», afferma. La prima mostra viene allestita nel 2009 a Palermo, e lui viene definito «il pittore degli angeli». «Molte persone che mi percepivano come un ritardato, oggi mi riconoscono come artista». Nel 2023 i quadri di Marck Art arrivano all’Istituto italiano di cultura a New York, dove incontra Robert De Niro e altre personalità. Lo storico circolo Santa Margherita di Belice, fondato nel 1911 nel Queens, ha ospitato le sue opere. «Alcuni mentori mi dicevano di non parlare più degli angeli, ci sono stati collezionisti che mi hanno abbandonato per questo», sottolinea. La sua storia ha anche ispirato il libro L’arte della salvezza. Storia favolosa di Marck Art (Zolfo editore), scritto da Carmelo Sardo.


Pregare per gli altri
Per sentire meglio, lo scorso anno Marco ha ricevuto un impianto cocleare targato Med-Ei, grazie a un intervento del professor Marco Mandalà, del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena. Ora l’artista sta preparando altre mostre in Italia e all’estero con gli angeli. «Portano l’amore e la speranza, invitano a credere e mi insegnano a non abbandonare mai la mia fede, a pregare ogni giorno. Oggi mancano raccoglimento e spiritualità, ma se gli altri non pregano, preghiamo noi per loro».




