A trentatré anni dalla sua morte, avvenuta il 20 aprile 1993, la figura di don Tonino Bello continua a parlare con una forza sorprendente al nostro tempo, segnato da conflitti, divisioni e un mondo sull’orlo del caos.

Vescovo, testimone del Vangelo vissuto fino in fondo, uomo capace di farsi prossimo agli ultimi: il suo ricordo non è semplice memoria, ma invito concreto a costruire ponti di pace.

Le celebrazioni per questo anniversario si sono aperte domenica 19 aprile ad Alessano, sua terra natale e dove riposano le spoglie mortali nel piccolo cimitero cittadino, con un programma che intreccia liturgia, riflessione e partecipazione popolare. In Piazza Castello, alle 9:30, la comunità si è riunita per la celebrazione eucaristica, seguita dai saluti istituzionali. Tra i momenti più attesi, l’intervento di fra Marco Moroni, custode del Sacro Convento di Assisi, che ha messo in luce il legame profondo tra la spiritualità francescana e il ministero di don Tonino, entrambi radicati nell’umiltà, nella fraternità e nella pace.

Il pomeriggio è stato segnato da un pellegrinaggio simbolico e intenso: dal raduno presso la casa natale del vescovo è partitto un corteo verso la sua tomba, attraversando luoghi significativi della sua vita e del suo ministero, fino al cimitero di Alessano, dove si è conclusa con una preghiera corale. Un cammino che è insieme memoria e testimonianza, gesto comunitario e segno di continuità.

La giornata del 20 aprile dà spazio in particolare ai giovani, protagonisti dell’incontro “Fari di Pace. Onde di Speranza” a Santa Maria di Leuca. Un titolo che richiama con forza l’eredità di don Tonino: essere luce nelle oscurità del mondo, segni concreti di speranza nei contesti più difficili. Le testimonianze di monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi, e monsignor Vito Angiuli, vescovo della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, offriranno uno sguardo ecclesiale e pastorale su una pace che non è utopia, ma vocazione quotidiana.

Il culmine delle celebrazioni sarà la solenne concelebrazione eucaristica delle 18 ad Alessano, presieduta dall’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia. Un momento che raccoglie e rilancia il cuore del messaggio di don Tonino: una Chiesa povera per i poveri, capace di “convivialità delle differenze”, pronta a sporcarsi le mani nella storia per annunciare il Vangelo della pace.

In un tempo in cui le guerre tornano a ferire intere popolazioni e a minacciare il futuro dell’umanità, il suo insegnamento appare di bruciante attualità. Don Tonino non parlava di pace in modo astratto: la declinava come scelta concreta, come stile di vita, come impegno personale e comunitario. Invitava a disarmare i cuori prima ancora delle mani, a costruire relazioni giuste, a riconoscere nell’altro un fratello.

Non a caso, la diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca eleva, in questa ricorrenza, una preghiera intensa: che l’intercessione del Venerabile don Tonino possa ottenere «la fine di tutte le guerre e l’inizio di una nuova e più forte era di pace».

A 33 anni dalla sua scomparsa, don Tonino Bello resta così un “profeta disarmato”, capace ancora oggi di indicare la via: quella di una pace costruita giorno per giorno, con gesti piccoli e radicali, con uno sguardo che sa riconoscere dignità e speranza in ogni persona. Un’eredità che interpella credenti e non credenti, chiamando tutti a diventare, a propria misura, artigiani di pace.