Lv 19, 1-2. 11-18; Sal. 18; Mt 25, 31-46.
Di questo martire, nato in Scozia nel 1579, non si conosce nulla fino al 1593, quando fu inviato a studiare in Francia, nel collegio scozzese di Douai. Convertitosi al cattolicesimo, si trasferì prima a Lovanio, poi a Ratisbona nel collegio dei Benedettini scozzesi, e infine ad Olmütz, presso i Gesuiti. Sentendosi attratto alla vita religiosa, entrò nel loro noviziato a Brunn in Moravia. Nel 1601 era a Graz e sei anni dopo a Vienna, docente di sacra eloquenza. Completati gli studi di teologia a Olmütz, fu ordinato sacerdote a Parigi nel 1610 e mandato a Rouen. Dopo aver chiesto ripetutamente di tornare in patria, dove era in atto una violenta persecuzione anticattolica, vi rimise piede l’11 novembre 1613, sotto la falsa identità di “capitanoWatson” : a quel tempo era delitto ascoltare la Messa e chi lo faceva rischiava di perdere, per sé e per i suoi eredi, tutti i beni che venivano incamerati dallo Stato; a chiunque poi era proibito di espatriare se non dietro promessa che non si sarebbe convertito. Dopo alcune settimane trascorse nella Scozia settentrionale, si stabilì a Edimburgo presso Guglielmo Sinclair, avvocato del Parlamento e fervente cattolico, dedicandosi interamente al suo apostolato missionario: frequentatissime erano le sue Messe clandestine dai cattolic iquali lo stimavano per il suo zelo che lo conduceva anche nelle loro case e persino nelle carceri per visitare e consolare i cattolici detenuti. Recatosi a Glasgow il 3 ottobre 1614 per ricevervi l’abiura di cinque persone, fu arrestato su denuncia di una spia all’arcivescovo protestante Spottiswoode. Rimasto 4 mesi in prigione e sottoposto a crudeli torture, fu condannato a morte il 10 marzo 1615 e impiccato in quello stesso pomeriggio. La sua causa di canonizzazione, iniziata nel 1628, per varie circostanze poté proseguire solo nel 1922, associata a quella di numerosi martiri inglesi. Beatificato da Pio XI nel 1929, l’Ogilvie fu canonizzato il 17 ottobre 1976 da Paolo VI.




