Sant’Isidoro, arcivescovo di Siviglia, fu l’autore più letto ammirato dell’alto Medioevo. La sua è una famiglia di santi perché come tali sono venerati i fratelli Leandro, arcivescovo di Siviglia, Fulgenzio, vescovo di Acija e la sorella Fiorentina, che aveva scelto la vita religiosa in un monastero. Nato fra il 560 e il 570, Isidoro poco più che quarantenne succedette a Leandro nella sede episcopale di Siviglia svolgendo il suo ministero pastorale con esemplare zelo e grande spirito di sacrificio. Si distinse per la predicazione contro le eresie residue dell’arianesimo e contro i cosiddetti “acefali”, negatori della dualità di natura in Cristo. Fondò presso Siviglia un collegio per la formazione culturale del clero e dei laici che divenne celebre in tutta la Spagna, e al IV concilio di Toledo, da lui presieduto nel 633, rese obbligatorie simili istituzioni, che furono poi scuole ecclesiastiche e monastiche che precorsero le università. Grande scrittore ed erudito, con la sua produzione letteraria abbracciò praticamente lo studio di tutte le scienze allora conosciute. Nella mole dei suoi scritti segnaliamo la Storia dei Goti e il Libro delle etimologie, che è un inventario di tutte le conoscenze umane, noto anche come Libro delle origini delle cose; due libri degli Uffici divini, che sono una spiegazione dell’antica liturgia spagnola; la Regola dei monaci, in cui si rivela uomo di legge e di ordine contro l’indisciplina, la Cronica major, storia universale che giunge fino all’anno 615, e una breve storia delle eresie, la De haeresibus. Questo straordinario sintetizzatore della scienza antica, che può essere a ragione considerato un maestro dell’Europa medioevale, accanto a Gregorio Magno, Cassiodoro e Boezio, morì il 4 aprile del 636, e il suo corpo fu deposto nella cattedrale di Siviglia accanto alle spoglie del fratello Leandro e della sorella Fiorentina. Canonizzato da Pio V nel 1598, fu dichiarato dottore della Chiesa da Innocenzo XIII nel 1722.




