Is 52,13-53,l-11; Sal. 16; Pt 2,19-26; Lc 9,28-36.
Questo principe polacco, morto a soli 25 anni e mezzo dopo una vita vissuta in conformità al Vangelo e in castità verginale, ha un particolare valore emblematico per due nazioni cattoliche come la Polonia e la Lituania che lo venerano come patrono. Nato il 5 ottobre 1458 dalla famiglia reale di Polonia, fu educato religiosamente dalla madre Elisabetta d’Austria. Dopo un’adolescenza ispirata a grande pietà e austerità morale, quando aveva appena 13 anni venne eletto re d’Ungheria da alcuni magnati del regno come rivale del monarca Mattia Corvino. Costretto a prendere possesso del regno alla testa di un esercito, dopo la riconciliazione degli ungheresi con il loro sovrano, egli rinunciò al trono, ma accettò di essere associato al governo della Polonia come reggente, mentre il padre si trovava in Lituania, dando un grande esempio di prudenza e di virtù. Rifiutò persino il matrimonio con la figlia dell’imperatore di Germania. Largheggiava soprattutto con i poveri, i malati e i pellegrini, tanto che il popolo lo chiamava «il difensore degli indigenti». Anziché prendere parte alla vita brillante della corte, era assiduo alla preghiera, alla lettura della Bibbia e alle funzioni sacre. Ogni giorno recitava la supplica a Maria attribuita a San Bernardo, trascritta di suo pugno su una pergamena, che fu trovata sotto la sua testa all’apertura della bara nel 1604. Nel 1483 dovette trasferirsi come altre volte in Lituania in qualità di vice-cancelliere del granducato e fu colpito da una forma di anemia che degenerò in tubercolosi, forse perché non debitamente curata anche perché egli non desisteva dai digiuni e dalle penitenze nonostante i molti impegni. Morì a Grodno il 4 marzo 1484. Sepolto nella cappella del castello di Vilna (oggi Vilnius), nel 1989 le sue reliquie furono traslate nel duomo della città. Nel 1521 Leone X lo canonizzò ufficializzandone la devozione popolare, mentre nel 1621 Paolo V estese il suo culto alla Chiesa universale.




