Is 1, 10.16-20; Sal.49; Mt 23, 1-12

Questo grande vescovo nacque verso il 313 a Gerusalemme, di cui conosceva i luoghi santi soggiacenti ai monumenti pagani del Campidoglio romano prima delle restaurazioni costantiniane. Avendo ricevuto un’educazione cristiana, fu ordinato sacerdote da san Massimo verso il 345 e si dedicò preparare i catecumeni al battesimo. Sono famose le sue 24 Catechesi che lo hanno reso celebre e che conosciamo perché ci furono conservate grazie agli appunti di uno stenografo che le ascoltava: ancora oggi molto studiate, esse forniscono preziose informazioni sul catecumenato e sulla liturgia nella Gerusalemme del IV secolo. E proprio l’alto profilo teologico delle stesse indurranno nel 1882 papa Leone XIII a proclamare dottore della Chiesa lo stesso Cirillo, il cui insegnamento è stato richiamato anche nel concilio Vaticano II in due costituzioni dogmatiche - la Lumen gentium sulla Chiesa e la Dei Verbum sulla divina rivelazione - nonché nel decreto Ad gentes sull’attività missionaria della Chiesa nel mondo contemporaneo. Divenuto vescovo di Gerusalemme nel 350, fu riconosciuto in questa sede con un primato di onore sugli altri vescovi dal concilio di Nicea, ma ebbe poi a subire le accuse di Acacio di Cesarea, suo metropolita e ariano accanito, che riuscì per ben due volte a farlo condannare e ad esiliarlo dalla sua Chiesa con l’accusa di aver dilapidato i beni della città santa; in realtà il santo vescovo, in un tempo di estrema miseria, aveva semplicemente venduto, per soccorrere i poveri, vasi e ornamenti della sua diocesi. Cirillo poté tornare nella sua sede solo nel 378 e prese poi parte, nel 381, al primo concilio di Costantinopoli, che riconobbe la legittimità del suo episcopato, e sottoscrisse la condanna dei semi-ariani e dei macedoniani, negatori del carattere divino di Cristo e dello Spirito Santo. Morì nella città santa dopo 38 anni di episcopato, di cui 16 trascorsi in esilio, il 18 marzo del 387.

   

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