Nato a Bra (Cuneo) il 3 maggio 1786, era il primogenito di 12 fratelli, di cui altri due come lui sarebbero diventati sacerdoti (uno diocesano, l’altro religioso domenicano). Ordinato nel 1811, dopo una breve esperienza come vicecurato a Corneliano d’Alba, tornò a Torino per laurearsi in teologia e nel 1818 fu nominato canonico della chiesa del Corpus Domini, svolgendovi il ministero della predicazione, della confessione e varie attività parrocchiali. Nel 1827 l’episodio che darà una svolta decisiva alla sua vita: a Torino si trovava di passaggio con la famiglia una signora francese, Giovanna Maria Gonnet, col marito e bambini, incinta e malata di tubercolosi, che non trovava nessun ospedale disposto a ricoverarla. Il canonico l’assistette fino alla morte, poi decise di dedicarsi all’accoglienza dei più poveri tra i poveri, che erano rifiutati anche dagli ospedali. Il 17 gennaio 1828 aprì un’infermeria in tre stanze, che ben presto vide affluire ogni genere di malati, e trovò dei volontari e delle volontarie disposti a collaborare. Da lì però fu costretto a traslocare per i rischi del contagio e si installò nella zona di Valdocco, dove stava nascendo l’opera della Serva di Dio Giulia Colbert, Marchesa di Barolo, e dove Don Bosco avrebbe fondato il suo oratorio salesiano. La nuova sede si chiamò “Piccola Casa della Divina Provvidenza” e quelle poche stanze si trasformarono in una vera e propria città della carità, dove si ripeteva e si ripete tuttora il miracolo quotidiano della Provvidenza che non ha mai lasciato mancare nulla alla istituzione, nemmeno nei momenti più difficili. Nel frattempo, il santo aveva dato vita a varie comunità femminili (oggi unificate nelle Suore di S. Giuseppe Benedetto Cottolengo, con un ramo di vita attiva e uno di vita contemplativa), e a due comunità maschili: i Sacerdoti e i Fratelli di S. Giuseppe Benedetto Cottolengo. Beatificato nel 1917, fu canonizzato nel 1933 da Pio XI.




