Racconta Clemente Alessandrino, uno storico del II secolo, che la persecuzione di Settimio Severo riempì l’Egitto di martiri: tra questi, Eusebio nomina Leonida, che ebbe troncato il capo nel 204, lasciando orfani sette figli, il maggiore dei quali, Origene, aveva diciassette anni e più tardi diventerà uno dei più grandi teologi della Chiesa greca. Inizialmente, l’imperatore aveva mostrato benevolenza verso i cristiani, ma nel decimo anno di regno, nel 202, pubblicò l’editto che è il primo atto giuridico direttamente rivolto contro il cristianesimo. Con esso si puniva con pene severe il passaggio alla religione cristiana come pure al giudaismo. Il repentino cambiamento dell’imperatore si deve forse al sospetto che la nuova fede religiosa portasse i cristiani ad unirsi in una società universale e organizzata, capace di destabilizzare l’ordinamento statale, in opposizione alla sua volontà di consolidamento dell’impero. I due principali centri in cui fu applicato l’editto furono Cartagine e Alessandria. A Cartagine, come ci racconta Tertulliano, furono martirizzate Perpetua e Felicita con il loro catechista Saturo, e i compagni di catecumenato Revocato, Saturnino e Secondulo. Ad Alessandria, nel 202, affluirono da ogni parte cristiani per esservi giustiziati. Tra questi, Leonida. Costui, cristiano fervente, aveva educato il giovane Origene allo studio della Sacra Scrittura prima che a quello delle lettere e ringraziava Dio per avere avuto un figlio così precocemente entusiasta di quegli studi: arrivava al punto che di notte, quando questi dormiva si soffermava a baciargli il petto quasi fosse un sacrario dello Spirito Santo. Sempre Eusebio ci ha conservato una lettera che Origene gli fece avere, nel carcere dove era stato rinchiuso, per esortarlo al martirio. Il giovane assisteva gli arrestati nel carcere, in tribunale e sul luogo dell’esecuzione capitale. Nella letteratura agiografica greca, Leonida è indicato insieme a un gruppo di dieci martiri.




