Quello che fu chiamato «padre della Scolastica», nacque nel 1033 da Gundulfo, signore longobardo di Aosta, e da Eremberga, una nobile della Borgogna. Da giovane voleva farsi monaco ma il padre glielo impedì e lui, dopo un periodo di smarrimento spirituale, fuggì in Normandia entrando nell’abbazia benedettina di Notre-Dame-du-Bec, richiamato dalla fama di un celebre maestro, Landolfo di Pavia che ne era priore. Fattosi monaco, si distinse per pietà e osservanza della regola, e quando Lanfranco fu eletto abate a Caën, egli ne prese il posto, mostrando grande saggezza di governo e una insospettata capacità amministrativa. In questo periodo egli compose le sue opere migliori, il Monologion (Soliloquio) – una meditazione su Dio che assegna alla ragione il compito di tradurre la certezza della fede in evidenze razionali - e il Proslogion ((Colloquio), un dialogo con Dio pervaso da contemplazione mistica. Chiamato, nel 1089, a succedere nella sede arcivescovile di Canterbury a Lanfranco, Anselmo fu coinvolto nella lotta delle investiture, inimicandosi prima il re Guglielmo II (il Rosso), che rifiutava di riconoscere il papa Urbano II e lo ostacolava, poi il suo successore Enrico I che si opponeva alle sue riforme. Per questo dovette subire l’esilio per ben due volte, nel 1098 e nel 1103. In entrambi i casi fu accolto a Roma, prima da Urbano II, partecipando ai sinodi di Bari e di Roma, poi da Pasquale II. Poté tornare a Canterbury solo nel 1106 e vi morì il 21 aprile 1109. Le preoccupazioni pastorali e i problemi politici che accompagnarono gran parte della sua vita non distolsero Anselmo dalla sua attività di pensatore e di scrittore. La sua spiritualità, presente in tutte le sue opere teologiche, appare particolarmente evidente nelle Orazioni –monologhi con Dio, la Vergine e i santi – e nelle Meditazioni. Canonizzato nel 1170 da Alessandro III, su iniziativa di Tommaso Beckett, fu proclamato dottore della Chiesa nel 1720 da Clemente IX.

   

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