Gn 15, 5-12. 17-18; Sal 26; Fil 3, 17 - 4,1; Lc 9, 28-36.

Nato nel 970 in una famiglia che fu un vivaio di importanti leaders per lo stato, per l’esercito e per la Chiesa, Eriberto studiò nella rinomata scuola della cattedrale di Worms e poi nel monastero di Gorze presso Metz. Giovanissimo (non aveva ancora 25 anni) fu insignito della carica di cancelliere dell’imperatore Ottone III (che di anni ne aveva appena 14 e per lui governava la madre) incaricato degli affari italiani e, nel 998, di quelli della Germania. Ordinato sacerdote nel 995, nel 999 fu consacrato arcivescovo di Colonia. Sarà lui nel 1002 ad assistere Ottone morente presso Viterbo, e ad accompagnarne la salma ad Aquisgrana. Qui per fortuna, è il caso di dire, finisce la sua vicenda politica, perché viene prima arrestato su ordine del principe di Baviera, che diventerà poi l’imperatore Enrico II, e dopo la liberazione emarginato definitivamente Rinuncia al cancellierato e risiede stabilmente a Colonia, dove comincia a fare il vescovo sul serio: visita più volte le chiese della sua vasta arcidiocesi, coltivando la vita di pietà, di cui dava personalmente esempio con un grande spirito di penitenza, preghiera e carità verso i bisognosi, dei quali si fa alleato. Tra i miracoli da lui compiuti in vita vengono citati l’aver salvato dalla fame Colonia, riuscendo a ottenere con la preghiera la pioggia dopo una tremenda siccità; la guarigione del suo cappellano, di un ossesso e di una donna cieca. Eriberto morì il 16 marzo 1021 (o 1022) e fu sepolto a Deutz presso Colonia; anche dopo morte gli furono attribuiti molti miracoli. Sul sarcofago contenente le sue spoglie, Eriberto viene raffigurato insieme alle personificazioni dell’Umiltà e della Carità, e con la Madonna sul trono, mentre sulla superficie del coperchio, in grossi tondi sono rappresentate le fasi più importanti della sua vita. La sua canonizzazione avvenne nel 1227 ad opera del papa Gregorio IX. Il santo è venerato come patrono di Deutz e invocato specialmente per ottenere la pioggia.

   

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