Testimoni di unità e pace, non strumenti per giustificare le atrocità delle guerre. Il viaggio di papa Leone parla ai cattolici, ai cristiani, a uomini e donne di qualunque fede e religione. In un palazzetto dello sport, il Wolskwagen Arena, strapieno per la presenza di quanti, pur non cattolici, hanno voluto salutare il nuovo Pontefice, Prevost celebra messa. Alla presenza di circa quattromila persone, alla vigilia della festa di Sant’Andrea, «patrono di questa terra», e cominciando il tempo di Avvento che ricorda «il mistero di Gesù, Figlio di Dio, «generato, non creato, della stessa sostanza del Padre» (Credo niceno-costantinopolitano), come 1.700 anni fa hanno solennemente dichiarato i Padri riuniti in Concilio a Nicea», dice subito Leone, le letture ci propongono «l’invito rivolto a tutti i popoli a salire al monte del Signore, luogo di luce e di pace».

Fedeli in preghiera durante la Messa del Papa alla Volkswagen Arena di Istanbul
Fedeli in preghiera durante la Messa del Papa alla Volkswagen Arena di Istanbul

Fedeli in preghiera durante la Messa del Papa alla Volkswagen Arena di Istanbul

(REUTERS)

E a tutti il Pontefice propone due immagini: quella del «monte elevato sulla cima dei monti» che ci ricorda che «i frutti dell’agire di Dio nella nostra vita non sono un dono solo per noi, ma per tutti» perché la «gioia del bene è contagiosa». E quella «di un mondo in cui regna la pace». Ripetendo il richiamo di Isaia - «spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra» - sottolinea «quanto bisogno di pace, di unità e di riconciliazione c’è attorno a noi, e anche in noi e tra noi!» e si pone la domanda di «come possiamo contribuire a rispondere a tale domanda». Richiama, ancora una volta, il logo del viaggio, quel ponte che «attraversando lo stretto del Bosforo, unisce due continenti: Asia ed Europa. Ad esso, col tempo, si sono aggiunti altri due passaggi, cosicché attualmente i punti di congiunzione tra le due sponde sono tre. Tre grandi strutture di comunicazione, di scambio, di incontro: imponenti a vedersi, eppure tanto piccole e fragili, se paragonate agli immensi territori che collegano».

Papa Leone XIV con il Patriarca ecumenico Bartolomeo I al termine della Messa alla Volkswagen Arena
Papa Leone XIV con il Patriarca ecumenico Bartolomeo I al termine della Messa alla Volkswagen Arena

Papa Leone XIV con il Patriarca ecumenico Bartolomeo I al termine della Messa alla Volkswagen Arena

(REUTERS)

Un triplice «stendersi attraverso lo Stretto» che fa pensare, dice Leone, «all’importanza dei nostri sforzi comuni per l’unità a tre livelli: dentro la comunità, nei rapporti ecumenici con i membri delle altre Confessioni cristiane e nell’incontro con i fratelli e le sorelle appartenenti ad altre religioni». Bisogna prendersi cura di questi tre ponti e rafforzarli. Questa «è parte della nostra vocazione ad essere città costruita sul monte».

Parla delle quattro tradizioni liturgiche della Chiesa cattolica presenti in Turchia: latina, armena, caldea e sira. E ricorda che «ciascuna è apportatrice di una propria ricchezza a livello spirituale, storico e di vissuto ecclesiale. La condivisione di tali differenze può mostrare in modo eminente uno dei tratti più belli del volto della Sposa di Cristo: quello della cattolicità che congiunge. L’unità che si cementa attorno all’Altare è dono di Dio, e come tale è forte e invincibile, perché è opera della sua grazia». La realizzazione di questa unità è, però, affidata ai nostri sforzi. «Per questo, come i ponti sul Bosforo, ha bisogno di cura, di attenzione, di “manutenzione”, perché il tempo e le vicissitudini non ne indeboliscano le strutture e perché le fondamenta restino salde». E anche per essere testimoni, agli occhi del mondo, «dell’amore universale e infinito del Signore».

Pope Leo XIV presides over the Holy Mass at the Volkswagen Arena, during his first apostolic journey, in Istanbul, Turkey, November 29, 2025. REUTERS/Umit Bektas
Pope Leo XIV presides over the Holy Mass at the Volkswagen Arena, during his first apostolic journey, in Istanbul, Turkey, November 29, 2025. REUTERS/Umit Bektas
I fedeli nella Volkswagen Arena durante la Messa del Pontefice (REUTERS)

Oltre all’unità tra cattolici, bisogna poi lavorare per l’ecumenismo. Saluta con «viva riconoscenza» i rappresentanti di altre Confessioni presenti alla messa. E ribadisce che «la stessa fede nel Salvatore ci unisce non solo tra noi, ma con tutti i fratelli e le sorelle appartenenti ad altre Chiese e Comunità cristiane. Lo abbiamo sperimentato ieri, nella preghiera a İznik. Anche questa è una via lungo la quale da tempo camminiamo insieme, e di cui fu grande promotore e testimone San Giovanni XXIII, legato a questa terra da vincoli intensi di affetto reciproco». Perciò, con le stesse parole di papa Giovanni «rinnoviamo, oggi, il nostro “sì” all’unità, “perché tutti siano una sola cosa”, “ut unum sint”».

Infine il legame con gli appartenenti a comunità non cristiane. «Viviamo in un mondo in cui troppo spesso la religione è usata per giustificare guerre e atrocità. Noi però sappiamo che, come afferma il Concilio Vaticano II, “l’atteggiamento dell’uomo verso Dio Padre e quello dell’uomo verso gli altri uomini suoi fratelli sono talmente connessi che la Scrittura dice: ‘Chi non ama, non conosce Dio’”», sottolinea citando la dichiarazione Nostra aetate. Da qui l’invito a «camminare insieme, valorizzando ciò che ci unisce, demolendo i muri del preconcetto e della sfiducia, favorendo la conoscenza e la stima reciproca, per dare a tutti un forte messaggio di speranza e un invito a farsi “operatori di pace”».

Infine l’invito a fare «di questi valori i propositi per il tempo di Avvento e ancor più per la nostra vita, sia personale che comunitaria». Perché «i nostri passi si muovono come su un ponte che unisce la terra al Cielo e che il Signore ha steso per noi. Teniamo sempre gli occhi fissi sulle sue sponde, per amare con tutto il cuore Dio e i fratelli, per camminare insieme e per poterci ritrovare, un giorno, tutti, nella casa del Padre».