Tredici ore, una città-Stato e un messaggio che guarda all’Europa. Papa Leone XIV sarà nel Principato di Monaco il prossimo 28 marzo, primo Pontefice in epoca contemporanea a visitarlo, per un viaggio breve ma altamente simbolico. Attraverserà le strade del Principato, incontrerà i giovani, celebrerà la Messa in uno stadio… A raccontarne il senso, però, è soprattutto il clima che si respira.

«Il sentimento prevalente è una gioia immensa: il Successore di san Pietro, il Papa, a Monaco! All’inizio c’era anche un pizzico di incredulità: ma è possibile? I monegaschi sono molto grati al principe Alberto II, loro sovrano, per aver invitato con successo il Papa, e molto orgogliosi che Leone XIV abbia scelto Monaco come prima destinazione dei suoi viaggi apostolici (quelli in Turchia e in Libano, infatti, erano già stati programmati da papa Francesco). A questa grande gioia si mescolano anche l’eccitazione e l’umiltà di fronte a tutto il lavoro da compiere per accoglierlo degnamente».

Con queste parole padre Christian Venard, delegato episcopale alla comunicazione della diocesi monegasca, nonché cappellano delle forze dell’ordine di Monaco (carabinieri del principe e vigili del fuoco) ci descrive l’atmosfera con cui a Montecarlo e dintorni si vive l’attesa per l’arrivo di Prevost. Tra gli eventi in programma, l’incontro con la comunità cattolica nella cattedrale dedicata all’Immacolata Concezione, alle 11, prima di quello con i giovani e catecumeni davanti alla chiesa di Santa Devota, patrona del piccolo Stato, e della Messa, alle 15.30, nello stadio Louis II.

Nel Principato, ci spiega il sacerdote, c’è un forte e radicato slancio per la Vergine Maria. «La religiosità monegasca è un sottile concentrato di devozione popolare caratterizzata dalle tradizioni della contea di Nizza, della vicina Liguria e, naturalmente, della Francia, in cui la Madonna occupa un posto molto importante. In modo molto concreto, qui celebriamo solennemente l’Immacolata Concezione, non solo perché la nostra cattedrale le è dedicata, ma anche perché l’8 dicembre, festa di precetto nel Principato, si svolge la bellissima processione sul Rocher, in applicazione del voto del principe Honoré II, con cui i monegaschi rendono grazie alla Vergine Maria per aver protetto Monaco dalla peste nel 1631».

Il legame con la Madre Celeste è diffuso in tutta la comunità, senza distinzioni, e l’accesa devozione di Leone XIV è un tratto che qui lo rende ancora più amato. In tanti vanno frequentemente in pellegrinaggio al vicino santuario di Notre Dame de Laghet a La Trinité. Lo faceva anche l’indimenticabile e ancora molto amata principessa Grace Kelly, madre dell’attuale sovrano, che volle essere sepolta proprio nella cattedrale, vicino alla statua di Maria davanti alla quale si raccoglieva spesso in preghiera. Allo stesso simulacro, Charlène, la moglie di Alberto II, ha offerto il suo bouquet di sposa, nel 2011. La coppia, un anno dopo, si recò a Lourdes, dove il principe era già stato con la madre da ragazzo.

Maria è molto invocata in questi giorni, attraverso la recita del Rosario e altre iniziative per la risoluzione della grave crisi internazionale. «Ciascuna delle cinque parrocchie della diocesi», continua padre Venard, «prega per la pace, in particolare durante le Messe. Pensate che ogni fine settimana nella nostra piccola diocesi ne vengono celebrate circa quaranta! Inoltre, la Caritas di Monaco, la Luogotenenza dei Cavalieri del Santo Sepolcro e l’Œuvre d’Orient-Monaco si stanno mobilitando per fornire un aiuto concreto ai nostri fratelli cristiani del Medio Oriente».

Che cosa si aspettano i monegaschi dalla visita del Santo Padre? Venard non ha dubbi: «Come tutti i cattolici, ma credo anche tante persone di confessioni diverse in tutto il mondo, attendiamo le parole del Papa, i suoi insegnamenti, affinché ci rafforzi nella fede, nella speranza e nella carità. Questo viaggio, come tutti quelli del Papa, ha inevitabilmente una dimensione universale, rafforzata senza dubbio dal ruolo che Monaco riveste a livello internazionale. La Chiesa di Monaco si aspetta anche dal Papa che ci rinnovi nel nostro slancio missionario, nel nostro desiderio di vivere con Cristo e di farlo conoscere a tutti!». Alzandosi e andando in fretta come Maria che si recò ad assistere Elisabetta e cantò il Magnificat.