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Mt 12,1-8 - Venerdì della XV Settimana del Tempo Ordinario
La difesa della speranza che Gesù porta avanti nel Vangelo di oggi, interpretando in maniera corretta la Legge, non è un modo sofisticato per avere ragione contro gli scribi e i farisei. È invece la rivelazione del cuore stesso di Dio: «Misericordia io voglio e non sacrifici».
Gesù ci ricorda così una verità che rischiamo continuamente di dimenticare. Tutta la Legge, tutta la fede, tutta la religiosità hanno un unico scopo: renderci più simili a Dio. E poiché il tratto più caratteristico del volto di Dio è la misericordia, una fede che non ci rende misericordiosi ha fallito il suo obiettivo. Si può infatti essere formalmente irreprensibili e avere un cuore spietato. Si possono osservare tutte le regole e usare proprio quelle regole per giudicare, condannare e umiliare gli altri.
È questo il grande paradosso denunciato da Gesù: usare le cose di Dio contro l'uomo, dimenticando che Dio ha dato ogni cosa per la salvezza dell'uomo. Per questo Gesù afferma che «il Figlio dell'uomo è signore del sabato». Il sabato è un dono, non una prigione. La Legge è una strada, non un idolo. Le regole devono aiutarci a diventare santi, non semplicemente a sentirci migliori degli altri. Dio, infatti, non è qualcuno che dobbiamo tenerci buono attraverso i nostri sacrifici. Non ha bisogno delle nostre prestazioni religiose. Ha bisogno che lasciamo trasformare il nostro cuore fino a diventare capaci di amare come Lui.
Il vero sacrificio gradito a Dio è una vita che impara la misericordia. Dobbiamo sempre domandarci se siamo noi a servizio del sabato o se il sabato è a servizio della nostra santità. Perché quando una regola ci allontana dalla misericordia abbiamo certamente smarrito il cuore del Vangelo. La vera fedeltà a Dio non consiste semplicemente nell'osservare la Legge, ma nel diventare, attraverso di essa, sempre più simili a Lui.





