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A Clacton-on-Sea, sulla costa dell'Essex dove il mare del Nord si consuma grigio contro il molo vittoriano, c'è un uomo che ha deciso di processare se stesso e di nominarsi anche giudice. Nigel Farage si è dimesso da deputato del collegio che rappresenta dal 2024, e lo ha fatto per potersi ricandidare nella stessa poltrona, agli stessi elettori, con lo stesso slogan di sempre: il popolo contro l'establishment.
È una mossa che ha il sapore antico dei tribuni che si appellano alla piazza quando il palazzo comincia a fare domande scomode, e infatti arriva a un giorno esatto da una notizia che a Westminster brucia: la commissione etica del parlamento britannico ha aperto una seconda indagine sui finanziamenti di Reform UK, il partito che Farage guida e che secondo i sondaggi è oggi il primo del Regno Unito.


Non è la prima inchiesta. Farage è già sotto accusa per non aver dichiarato una donazione da cinque milioni di sterline ricevuta pochi mesi prima delle elezioni del 2024 da Christopher Harborne, imprenditore anglo-thailandese che detiene circa il dodici per cento di Tether, la società dietro la più grande stablecoin del mondo. Le regole di Westminster impongono di dichiarare ogni dono legato all'attività politica ricevuto nei dodici mesi precedenti l'elezione; Farage ha sempre sostenuto che si trattasse di un regalo "incondizionato", spendibile perfino, ha detto lui stesso con quel suo gusto per la battuta che disarma, "in Ferrari o sui cavalli".
Ma l'ha usato per pagare la propria sicurezza, e questo lo colloca proprio nella categoria che la legge chiede di dichiarare. C'è poi un dettaglio che pesa più della cifra: nel settembre 2025 Farage ha incontrato privatamente il governatore della Banca d'Inghilterra Andrew Bailey per criticare il progetto di una sterlina digitale di Stato, e poco dopo l'istituto ha allentato i tetti sulle riserve in stablecoin. Il deputato laburista Phil Brickell ha depositato un esposto: quell'incontro cadrebbe dentro la finestra di dodici mesi in cui è vietato fare lobbying per conto di chi ti ha finanziato.
La seconda indagine, rivelata pochi giorni fa, riguarda George Cottrell, storico consigliere e finanziatore di Farage fin dai tempi dell'Ukip, un uomo che nel 2017 ha patteggiato negli Stati Uniti otto mesi di carcere per riciclaggio, frode telematica, ricatto ed estorsione, rischiando fino a vent'anni. Cottrell avrebbe pagato senza dichiararlo lo staff, la sicurezza e l'affitto di un immobile vicino a Buckingham Palace usato da Farage. Oggi è coinvolto in una piattaforma di scommesse crypto legata proprio a Harborne, e risulterebbe in cerca di una grazia presidenziale da Donald Trump. Gli avvocati di entrambi lo hanno liquidato come "un volontario non retribuito", una delle "migliaia di iscritti" al partito. È una difesa che suona più debole a ogni sillaba.
C'è un filo, sottile ma resistente, che lega Clacton a Washington, ed è fatto di criptovalute. Mentre Farage rispondeva alle domande sulla donazione di un azionista di Tether, l'Ufficio governativo per l'etica statunitense pubblicava la dichiarazione patrimoniale di Trump per il 2025: 2,2 miliardi di dollari di guadagni, di cui almeno 1,2 miliardi arrivati dal settore crypto. Oltre 635 milioni sono royalty di $TRUMP, la memecoin lanciata tre giorni prima dell'insediamento e crollata del 97 per cento dal picco di 75 dollari a circa 1,7; quasi un milione di portafogli, per lo più di piccoli risparmiatori entrati tardi nella corsa, hanno bruciato 3,8 miliardi di dollari, mentre circa cinquemila investitori dei primi minuti ne hanno incassati quattro. Il meccanismo garantisce a Trump una commissione su ogni scambio: guadagna quando il prezzo sale e guadagna quando crolla. È la stessa architettura ideologica, ripetuta su due sponde dell'Atlantico: la retorica anti-sistema che promette di liberare i cittadini dalle banche centrali si rovescia, nei fatti verificati da più inchieste giornalistiche, in un canale che sposta ricchezza dal basso verso l'alto, mentre chi lo guida costruisce fortune personali verificabili. Non prova un piano coordinato tra le destre radicali globali. Prova, questo sì, che la rete di uomini, capitali e favori politici che va da Tether alla Banca d'Inghilterra, da Cottrell alla Casa Bianca, è troppo fitta per essere liquidata come coincidenza.


Di fronte a questa somma di sospetti, la risposta della politica britannica è stata un rifiuto quasi corale. Conservatori, Laburisti, Liberaldemocratici, Verdi: nessuno si presenterà all'elezione suppletiva prevista fra agosto e settembre. Kemi Badenoch, leader tory, l'ha chiamata "un'elezione fasulla organizzata per distrarre la gente da ciò che sta accadendo". È un gesto di dignità istituzionale che però consegna a Farage l'intero palcoscenico, salvo un dettaglio che nessuno aveva previsto: qualcuno si è presentato lo stesso, e porta un bidone della spazzatura al posto della testa.
Si chiama Count Binface, si definisce guerriero intergalattico di cinquemilanovecento anni, comandante dei Recyclon, sceso dal pianeta Sigma IX per salvare la Terra. Sotto l'elmo metallico e il mantello d'argento c'è Jon Harvey, quarantaseienne sceneggiatore che ha scritto per Have I Got News for You e ha lavorato con Armando Iannucci, il regista che meglio di chiunque altro ha raccontato il grottesco del potere britannico. Harvey si presenta alle elezioni dal 2017, prima come Lord Buckethead contro Theresa May, poi, dopo una disputa sui diritti del personaggio cinematografico, reinventato in questa nuova maschera. Non ha mai vinto un seggio, ma nella mayorale di Londra del 2021 ha preso più di 24mila voti, davanti a candidati con partiti veri alle spalle. Il suo programma promette di nazionalizzare Adele, costruire "almeno una" casa a prezzi accessibili, ribattezzare il London Bridge "Phoebe Waller Bridge" e candidare se stesso all'Eurovision. Quando un conduttore della BBC gli ha fatto notare la scarsità di proposte concrete, ha risposto indignato: "Come osa? Ho un manifesto completo, e con tutte le coperture finanziarie".


La sua unica vera piattaforma politica, questa volta, è una frase: "Non sono Nigel Farage". Ma proprio nella sua assurdità sta il punto che uno scrittore come Guido Vitiello ha colto sul Foglio: la maschera esagerata funziona da caricatura, e la caricatura ha da sempre il compito di far vedere con più chiarezza i lineamenti del modello che imita. Binface, paradossalmente, dice la verità su Farage: mostra, attraverso l'iperbole del costume, quanto anche la politica "seria" sia ormai teatro, promessa gonfiata, personaggio costruito per lo schermo. È la stessa dinamica che in Italia si consuma con il Generale e il Subcomandante, le maschere da wrestling sudamericano che restituiscono, esasperandoli, i tratti di Salvini e di Conte. Vitiello scherza suggerendo a Vannacci il basco amaranto e a Di Battista il passamontagna: sarebbe, dice, "un fattore di chiarezza". Non è un'idea peregrina in un tempo in cui i commentatori di mezzo mondo hanno accostato Clacton a un episodio di Black Mirror del 2013, "Vota Waldo", in cui un orsetto blu animato da un comico depresso demolisce sarcasticamente i politici e poi trionfa alle urne. Quando iniziò l'ascesa di Trump sembrava profezia. Oggi i Waldo di tutto il mondo hanno piantato le tende, e sono qui per restare.
Resta da capire cosa Farage speri davvero di ottenere. Le indagini della commissione etica proseguiranno comunque, che venga rieletto o meno; se accertassero un illecito potrebbero perfino sospenderlo dal seggio, innescando l'ennesima elezione suppletiva fra pochi mesi.
È probabile che stia cercando soprattutto una riaffermazione simbolica, un mandato fresco da agitare contro i suoi accusatori, in un momento in cui Reform UK, primo nei sondaggi da oltre un anno, mostra i primi segni di logoramento e tensioni interne fra un'ala che vorrebbe moderarlo e una che lo vorrebbe ancora più radicale. Il collegio, che nel 2024 lo aveva eletto con il 46 per cento dei voti, dovrebbe restare saldamente suo. Ma la vittoria, questa volta, arriverà con un testimone scomodo al fianco: un bidone della spazzatura che, semplicemente stando lì, gli ricorda ogni giorno di cosa è fatto lo spettacolo che ha messo in scena.












