Mc 3,13-19 - Venerdì della II Settimana del Tempo Ordinario

Gesù sale sul monte e chiama a sé quelli che vuole. Non i migliori, non i più preparati, non i più coerenti, ma quelli che Lui desidera. La fede non comincia da ciò che facciamo per Dio, ma da ciò che permettiamo a Dio di fare con noi. Li chiama per tre cose: stare con Lui, essere mandati, avere autorità sul male. Ma l’ordine è decisivo.

Prima stare, poi andare. Prima relazione, poi missione. Prima essere guardati, poi guardare. Senza questo ordine, tutto si rovescia: il fare diventa frenetico, l’impegno diventa fuga, il servizio diventa potere. Tra questi chiamati ci sono fragilità evidenti: impulsività, ambizioni, paure, perfino il tradimento. Gesù lo sa. E li chiama lo stesso. Questo è forse l’aspetto più destabilizzante: Dio non aspetta che siamo pronti per chiamarci. Ci chiama perché diventiamo pronti camminando con Lui.

La vocazione cristiana non è il premio per i giusti, ma il cammino per chi accetta di lasciarsi trasformare. In questo senso, la caratteristica fondamentale di un credente è la disponibilità alla conversione, non l’impegno a fingere di non avere difetti o debolezze da combattere. Diventare santo o perdersi non dipende dalle nostre caratteristiche umane, relazionali, spirituali, ma dipende da quello che ne facciamo di ciò che siamo.