Epicoco, Gesù veramente

Gv 6,30-35 - Martedì della III Settimana di Pasqua

Che cosa rappresenta il pane? Fondamentalmente è il cibo essenziale della vita dell’uomo. Dire che qualcuno ci dà il pane significa dire che ci dà ciò di cui abbiamo bisogno per vivere. Gesù, nel Vangelo di oggi, porta questa immagine fino in fondo e afferma: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete». Con queste parole ci dice che solo Dio può saziare davvero la fame profonda che portiamo dentro. Infatti esistono molti “cibi” nella nostra vita: relazioni, successi, sicurezze, esperienze.

Ma nessuno di questi riesce a riempirci completamente. Rimane sempre una mancanza, una sete, un desiderio che non si spegne. Solo l’amore di Dio prende sul serio questa fame e la colma. E Dio ha risposto a questa fame mandando il suo Figlio. Gesù non è soltanto qualcuno che parla di Dio, ma è il dono concreto di Dio all’uomo. È Lui il vero nutrimento. Queste parole ci riportano direttamente all’Eucaristia. Non si tratta di un semplice ricordo, né di una rappresentazione simbolica dell’ultima cena. È un evento vivo, presente. È Cristo stesso che continua a donarsi come pane, che continua a nutrire la nostra vita.

Partecipare all’Eucaristia significa lasciarsi raggiungere da questo dono. Significa permettere a Dio di entrare dentro la nostra fame e di trasformarla. Per questo l’Eucaristia non è un gesto esteriore, ma qualcosa che cambia la vita dall’interno. Non è un’abitudine religiosa, ma un incontro reale. E forse la domanda che il Vangelo oggi ci consegna è proprio questa: di che cosa ci stiamo nutrendo davvero? Da questa risposta dipendono molte cose.