Gv 13,1-15 - Giovedì Santo «Cena del Signore»

La liturgia del Giovedì Santo si apre con il profumo del crisma, benedetto e consacrato dal Vescovo nella Messa crismale. È un segno che accompagna la vita della Chiesa e che, simbolicamente, sembra riempire anche la stanza del Cenacolo. Il Vangelo di Giovanni, infatti, ci riporta all’ultima cena e ci fa fissare lo sguardo su un gesto preciso: i piedi dei discepoli lavati da Gesù. Gesù dice a Pietro: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo».

Pietro inizialmente resiste, non accetta che il Maestro si abbassi fino a quel punto. Ma deve arrendersi a una logica che non comprende, una logica che chiede fiducia prima ancora di essere capita. È la logica del Vangelo. Il mondo insegna a non piegarsi davanti a nessuno, a dominare, a imporsi, a emergere. Gesù, invece, si inginocchia. Mostra che il segreto della felicità e dell’amore vero non è dominare, ma servire. Non si tratta di servilismo, né di una forma di sottomissione umiliante. È il servizio che nasce dal dono di sé, dalla libertà di amare. Gesù lo compie per primo, e lo compie sui nostri piedi. E chiede a noi di fare lo stesso: «Anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri».

Questo gesto non è solo un rito, ma uno stile di vita. Qualunque cosa facciamo, siamo chiamati a viverla come servizio e non come affermazione di noi stessi. Se sei un medico, servi attraverso la tua competenza. Se sei un ingegnere, servi attraverso il tuo lavoro. Se lavori in un supermercato, servi attraverso la tua attenzione e gentilezza. Se hai responsabilità pubbliche, servi attraverso il bene comune. Qualunque sia il tuo posto nella vita, se sei cristiano, sei chiamato a trasformarlo in servizio. È questa la grande rivoluzione del Vangelo: non il potere che si impone, ma l’amore che si abbassa. Ed è questa la lezione che il Giovedì Santo consegna a ciascuno di noi: servire è regnare alla maniera di Cristo.

Epicoco, Gesù veramente