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Gv 8,51-59 - Giovedì della V Settimana di Quaresima
«In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che hai un demonio». Di Gesù si possono accettare molte cose: le sue parole, i suoi insegnamenti, perfino la sua figura umana può suscitare simpatia. Ma c’è un punto che diventa insopportabile: la questione della vita eterna, della vittoria sulla morte del “fatto” della resurrezione. È qui che nasce lo scandalo.
Molti apprezzano Gesù come maestro di morale, come uomo saggio, come esempio. Ma il cristianesimo non è fondato anzitutto su un insegnamento etico. È fondato su un evento: la risurrezione. Senza questo, tutto il resto crolla. Lo dice con chiarezza san Paolo: «Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede». Nel Vangelo di oggi Gesù parla proprio di questo: di una vita che va oltre la morte. E viene subito accusato di essere fuori di sé, addirittura indemoniato. Perché la risurrezione non è un’idea facile da accogliere. Mette in discussione il nostro modo di pensare la vita, il tempo, il destino. Dovremmo chiederci seriamente quale posto ha, nella nostra fede, la risurrezione di Cristo. Crediamo davvero che Egli sia risorto? E crediamo che anche il nostro destino sia legato a questa stessa vita nuova?
Spesso, però, abbiamo un’idea confusa di risurrezione. La immaginiamo come una semplice rianimazione del corpo, oppure, in modo ancora più distante dal Vangelo, come una sorta di reincarnazione. Ma la risurrezione è un’altra cosa. Non è un ritorno alla vita di prima, è un passaggio a una vita completamente nuova. Se volessimo usare un’immagine, potremmo pensare al seme che muore e diventa spiga. La spiga è diversa dal seme, eppure è tutta contenuta in esso. Così è la vita risorta: non sappiamo esattamente come sarà, ma sappiamo che è reale, che è promessa, che è compimento. Cristo ci ha aperto a questa vita. La nostra fede non è rivolta soltanto a ciò che vediamo, ma a ciò che siamo chiamati a diventare. Se avessimo una vera certezza interiore della risurrezione, vivremmo questa esistenza in modo diverso.
Giovedì 26 marzo 2026 – Giovedì della V Settimana di Quaresima)



