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Lc 5,27-32 - Sabato dopo le Ceneri
«Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi» (Lc 5,31-32). La chiamata di Levi e il pranzo che ne segue diventano il motivo della polemica che scribi e farisei rivolgono a Gesù. Non accettano la sua prossimità ai peccatori. Non comprendono come possa sedersi a tavola con chi è ritenuto impuro, compromesso, moralmente inaccettabile.
Eppure, l’affermazione che Gesù fa sul medico e sui malati dice in modo chiarissimo quale sia la logica dell’azione salvifica di Dio nella nostra vita. Gesù non è venuto a certificare la nostra perfezione, né a premiare una presunta giustizia. È venuto a farsi carico della nostra malattia. Non si scandalizza delle nostre ferite; le assume. La sua presenza accanto ai peccatori non è una giustificazione del peccato, ma è la condizione perché il peccatore possa cambiare. Un medico non evita il malato per paura del contagio: si avvicina proprio perché c’è una ferita da curare. Così fa Dio con noi. Non aspetta che diventiamo migliori per amarci; ci ama perché possiamo diventarlo. Solo quando accettiamo questa logica nuova comprendiamo anche il senso della sua prossimità, soprattutto nei momenti in cui ci sentiamo più indegni e facciamo più fatica. È proprio lì che Egli si fa vicino.
La misericordia non è un premio per chi ce la fa, ma una possibilità offerta a chi non ce la fa. Gli scribi e i farisei non riescono a entrare in questa prospettiva perché ragionano secondo la categoria del merito, non secondo quella della misericordia. Misurano tutto con il criterio della prestazione e della distinzione tra puri e impuri. Ma il Vangelo scardina questa logica: davanti a Dio nessuno può vantare crediti, tutti possiamo solo accogliere una grazia. La vera conversione, allora, comincia quando smettiamo di difendere la nostra immagine di “sani” e riconosciamo di avere bisogno del medico. È in quel momento che la salvezza smette di essere un’idea e diventa un’esperienza concreta di guarigione.




