Epicoco, Gesù veramente

Gv 6,1-15 - Venerdì della II Settimana di Pasqua

Nel racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci, secondo il Vangelo di Giovanni che leggiamo oggi, emergono alcuni dettagli che possono illuminare profondamente la nostra vita. Il primo è la domanda che Gesù rivolge a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». L’evangelista precisa che lo diceva per metterlo alla prova. Ma questa prova non è uno sgambetto, né un modo per umiliare. È un’occasione per cambiare prospettiva.

Gesù, infatti, mette in discussione la logica di Filippo, che ragiona in termini puramente matematici: quanto abbiamo, quanto serve, quanto manca. E subito dopo emerge anche la rassegnazione di Andrea: «C’è qui un ragazzo… ma che cos’è questo per tanta gente?». Troppi calcoli e troppa rassegnazione spesso imprigionano anche la nostra vita. Ci fermiamo davanti a ciò che non basta, a ciò che manca, a ciò che sembra insufficiente. E così rinunciamo ancora prima di cominciare. Gesù, invece, apre un’altra strada. Non parte da ciò che manca, ma da ciò che c’è. E ciò che c’è è poco: cinque pani e due pesci. Ma c’è anche qualcosa di decisivo: qualcuno disposto a metterli a disposizione. Il miracolo nasce proprio da lì. Non dalla quantità, ma dalla fiducia. Non dall’abbondanza iniziale, ma dalla disponibilità a offrire quel poco che si ha.

Il Vangelo ci suggerisce una verità semplice ma esigente: non è importante quanto possediamo, ma con quale fiducia lo consegniamo. È la fiducia che apre lo spazio al miracolo. Anche nella nostra vita, ciò che abbiamo può sembrare insufficiente: tempo, energie, capacità, risorse. Ma se lo offriamo, se lo mettiamo nelle mani di Dio, può diventare molto di più di quanto immaginiamo. La vera domanda, allora, non è “quanto abbiamo?”, ma “quanto ci fidiamo?”. Perché è la fiducia in Cristo che trasforma il mondo.