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Lc 6,36-38 - Lunedì della II Settimana di Quaresima
«Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro». È una richiesta esigente quella che ci consegna il Vangelo di Luca. Gesù ci invita ad assomigliare a Dio proprio nel tratto che più lo definisce: la misericordia. Non un sentimento generico, ma un modo concreto di guardare, di giudicare, di agire. Eppure la domanda sorge spontanea: Dio è Dio, noi siamo creature fragili e limitate. Com’è possibile per noi essere misericordiosi come Lui?
La risposta non sta nelle nostre capacità naturali, ma nella redenzione operata da Cristo. Salvandoci, Egli non si è limitato a perdonarci ma ci ha resi partecipi di una vita nuova. Ci ha messi nella condizione di vivere in un modo che, contando solo sulle nostre forze, non sarebbe possibile. Quando ci lasciamo amare da Cristo, qualcosa cambia realmente. La sua misericordia non resta esterna a noi, ma diventa principio interiore di trasformazione. Cominciamo ad assomigliargli. La nostra vita diventa riflesso della misericordia del Padre. E questo si traduce in scelte molto concrete: non giudicare, non condannare, perdonare, donare. Sono verbi semplici, ma esigenti.
Ognuno di essi è segno che la Pasqua sta operando nel nostro cuore. Quando, invece, oscuriamo la Pasqua — cioè quando dimentichiamo la grazia ricevuta — al posto della misericordia prende spazio un desiderio di rivalsa. La vendetta può apparire comprensibile, soprattutto quando il male subito è reale. Ma resta una strada sterile, perché è il tentativo di farsi giustizia da soli. Là dove una persona giudica sempre, condanna sempre, sottolinea costantemente l’errore altrui, si manifesta un cuore che non si lascia raggiungere fino in fondo dalla grazia. Non è la logica della Pasqua a guidarlo, ma quella della chiusura. E una vita chiusa nella condanna diventa inevitabilmente una vita infelice.
La misericordia non è debolezza, ma forza redenta. È la prova che Cristo non è passato invano nella nostra esistenza. Essere misericordiosi come il Padre significa permettere alla sua grazia di diventare stile, criterio, respiro quotidiano. È questo il segno più autentico che la Pasqua sta davvero operando in noi.




