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Teenage boy praying with a rosary
Mt 15,21-28 - Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore, Memoria fac.
La pagina del Vangelo di oggi ci mette davanti a uno degli episodi più imbarazzanti e, a prima vista, più difficili da comprendere nel ministero di Gesù. Una donna cananea implora Gesù: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio».
Gesù non le rivolge neppure una parola. Il suo silenzio ci mette a disagio. Perché sembra ignorarla? Perché sembra respingerla? Se ci fermassimo alle apparenze, potremmo persino pensare a un atteggiamento incomprensibile. In realtà il Vangelo sta portando alla luce la qualità straordinaria della fede di questa donna. Ella non interpreta il silenzio di Gesù come un rifiuto. Non si lascia scoraggiare. Continua a sperare, continua a pregare, continua a fidarsi.
È una lezione immensa anche per noi. Molte volte, quando Dio sembra tacere, siamo tentati di pensare che non ci ascolti, che non gli importi di noi o che non siamo degni del suo amore. Ma questi pensieri, più che provenire dalla fede, nascono spesso dalla paura e dallo scoraggiamento. Il male cerca sempre di convincerci che la nostra preghiera sia inutile e che Dio sia lontano. La donna cananea ci insegna invece che la fede autentica non consiste nel ricevere subito una risposta, ma nel non smettere di confidare anche quando la risposta tarda ad arrivare e le sensazioni negative sembrano prendere il sopravvento.
La sua preghiera diventa sempre più umile, sempre più libera da ogni pretesa. Non rivendica diritti. Si affida. Ed è proprio questa fiducia perseverante che Gesù porta alla luce davanti a tutti. Alla fine le dice: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». Non loda la sua insistenza in quanto tale, ma quella fiducia che non si è lasciata vincere né dal silenzio né dalla prova.
Forse il Vangelo di oggi ci invita a rivedere il nostro modo di pregare. Tante volte interrompiamo il dialogo con Dio perché non otteniamo ciò che chiediamo. La donna cananea ci insegna invece che la preghiera non è un modo per costringere Dio ad ascoltarci, ma il luogo in cui impariamo a fidarci di Lui contro tutto e contro tutti.






