Luca 24,35-48 - Giovedì fra l'Ottava di Pasqua (13 Aprile 2023)

Ciò che dovrebbe suscitare la Pasqua è innanzitutto gioia, ma l’evangelista Luca non ha timore a dirci che la prima reazione dei discepoli all’incontro con Cristo non è la gioia ma la paura che sia un fantasma: “Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi”.

Siamo così abituati alle cose brutte che quando finalmente accadono le cose belle immediatamente ne diffidiamo pensano che magari sono solo delle illusioni. Abituarsi alla Pasqua significa capire che ciò che Gesù è venuto ad annunciarci non è semplicemente una illusoria speranza sul futuro che magari tiriamo fuori solo perché la vita è difficile, e quindi è meglio che ci raccontiamo delle storie positive sulla vita dopo la morte. La speranza cristiana non è un palliativo psicologico ma è un fatto concreto, così come dice Gesù è “carne ed ossa”. E soprattutto è qualcosa che si trova qui nel presente e non in un vago futuro. Infatti c’è una cosa che spesso dimentichiamo: l’evento pasquale non riguarda la vita eterna dopo la morte  intesa come vita che inizia dopo questa vita, ma come vita che essendo eterna significa che è già qui adesso.

O Cristo è vero adesso o non è vero. Ma se è vero adesso allora tutto cambia. Non dobbiamo quindi raccontarci storie per incoraggiarci a resistere nel presente in attesa di un futuro migliore, ma dobbiamo accorgerci (e questo è un dono che va chiesto!) che tutto quello che rende la vita bella è esattamente qui ora.

Gesù è una speranza del presente, non del futuro.

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