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Lc 6,12-19 - Santi Simone e Giuda, Apostoli – Festa
Nel racconto del Vangelo di oggi, alcuni farisei si avvicinano a Gesù e lo avvertono: Erode vuole ucciderlo. È il segno di quanto la sua parola sia diventata scomoda. Gesù non si lascia intimidire, ma coglie l'occasione per denunciare una contraddizione che attraversa tutta la storia: spesso chiediamo a Dio di parlarci, ma quando la sua voce ci raggiunge attraverso qualcuno, facciamo di tutto per metterla a tacere.
Vorremmo profeti capaci di rassicurarci, non persone che ci costringano a cambiare. Amiamo la verità finché conferma le nostre ragioni; cominciamo a temerla quando mette in discussione le nostre abitudini. Una vecchia canzone diceva: «La verità ti fa male, lo so». Ed è proprio così. La verità somiglia al disinfettante versato su una ferita aperta: brucia, ma non per questo ci sta facendo del male. Quel bruciore può essere il primo segno di una guarigione. Naturalmente non ogni parola che ferisce è vera, e non ogni durezza viene da Dio. Esiste anche una crudeltà che si traveste da sincerità.
Ma quando qualcuno ci mostra con amore ciò che non vogliamo vedere di noi stessi, la tentazione è difenderci attaccandolo. È più facile screditare chi ci corregge che prendere sul serio la correzione. Gerusalemme, che Gesù piange perché uccide i profeti, diventa allora l'immagine di un cuore che preferisce eliminare le voci scomode piuttosto che lasciarsi salvare. La conversione comincia quando rinunciamo a considerare nemico chi ci aiuta a riconoscere una ferita.
Non dobbiamo cercare il dolore, ma nemmeno fuggire ogni parola che ci fa male. A volte Dio ci ama abbastanza da non lasciarci tranquilli nelle nostre illusioni. E la verità che oggi ci brucia può diventare domani la libertà per cui lo ringrazieremo. Non tutto ciò che ci consola ci salva e non tutto ciò che ci inquieta viene solo per distruggerci.




