Lc 1,26-38 - Annunciazione del Signore - Solennità

Una sosta mariana, nella festa dell’Annunciazione, si innesta a pochi giorni dalla Settimana Santa. Il mistero del Verbo che si fa carne nel grembo di Maria si pone in continuità con il mistero pasquale di quel Figlio che, divenuto uomo, morirà sulla croce e risorgerà il terzo giorno. Natività e Pasqua, in fondo, sono già unite tra loro. Simeone lo aveva profetizzato: «E anche a te una spada trafiggerà l’anima».

Fin dall’inizio, la luce dell’Incarnazione porta in sé anche l’ombra della croce ma anche i bagliori della Pasqua. Ma la liturgia di oggi non si ferma al dolore: ci rimette davanti agli occhi il “sì” di Maria, il suo «eccomi», pronunciato davanti alla proposta di Dio. È un momento decisivo. Dio vuole entrare nella storia, ma non lo fa senza il consenso della libertà umana. Sceglie di passare attraverso l’ascolto, l’accoglienza, la disponibilità di questa donna. Nulla di tutto ciò che accadrà sarà imposto.

L’amore, per essere vero, ha sempre bisogno della libertà. Maria ci insegna proprio questo: la libertà che sa dire “sì”. Non un sì superficiale o ingenuo, ma un sì consapevole, che si affida anche senza comprendere tutto. Un sì che accetta il rischio, che accoglie una promessa più grande delle proprie capacità. Nella storia della salvezza nessuno è costretto. Dio non salva per forza, salva per amore. E proprio perché salva per amore, attende la libertà dell’uomo, il suo consenso, il suo “eccomi”.

Maria diventa così il modello di ogni credente: una libertà che si apre a Dio, anche quando le cose sono difficili, anche quando non tutto è chiaro, anche quando ciò che viene chiesto sembra sproporzionato. Il suo “eccomi” non risolve subito tutte le domande, ma apre una strada. Ed è proprio da quella disponibilità che nasce la salvezza.