Mc 1,29-39 - Mercoledì della I Settimana del Tempo Ordinario

«Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli». Questa meravigliosa descrizione che fa l’evangelista Marco nel raccontarci la guarigione della suocera di Pietro mette davanti ai nostri occhi tutta l’umanità e la tenerezza di Cristo: accostarsi, sollevare, prendere la mano sono tutti gesti di vicinanza e di dolcezza che Gesù usa per poter operare il miracolo che sta per compiere.

In realtà potrebbe compiere qualunque miracolo senza bisogno di questi gesti, ma è come se il Vangelo volesse dire a ciascuno di noi che Gesù continua a operare con la sua grazia nella storia e che a noi, che siamo cristiani, è chiesto di mettere in pratica innanzitutto questi stessi verbi (accostarci, sollevare, prendere la mano), con la convinzione che Lui ha il potere di metterci la parte mancante, cioè la sua grazia che opera la guarigione. Gesù non ha voluto la Chiesa come un organo di propaganda, ma come il prolungamento di questa sua umanità.

Egli, che potrebbe operare nella storia senza di noi, si fa invece bisognoso di ciascuno di noi. Per questo, quando come cristiani veniamo meno alla vicinanza, all’incoraggiamento, alla cura, alla tenerezza, noi non stiamo compiendo semplicemente un peccato di omissione nei confronti del prossimo, ma stiamo soprattutto intralciando l’azione di Cristo nella storia e nella vita delle persone che ci sono accanto. Il Vangelo prosegue dicendo che questo singolo miracolo fa mettere in fila centinaia di altri malati alla ricerca di Gesù.

Ma Gesù ci tiene a dire che, per quanto possa essere bello guarire qualcuno, lo scopo della sua missione non è essere un taumaturgo, ma annunciare la buona novella del Vangelo. Essa è più grande di un miracolo, perché è il modo attraverso cui Dio ci ha salvati.

Mercoledì 14 gennaio 2026 – (Mercoledì della I Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari)