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Mt 9,1-8 - Giovedì della XIII Settimana del Tempo Ordinario
Il miracolo che Gesù compie nel Vangelo di oggi è la guarigione di un paralitico. Eppure il primo gesto di Cristo non riguarda il corpo, ma il cuore. Infatti non dice anzitutto: «Alzati e cammina», ma: «Coraggio, figlio, ti sono rimessi i tuoi peccati». Molto spesso pensiamo che il problema più grande della nostra vita siano le ferite esteriori, le difficoltà, i limiti o le malattie. Gesù invece ci rivela che esiste una paralisi ancora più grave: quella del cuore.
È il peso del peccato, della colpa, del rancore, della vergogna, di tutto ciò che ci impedisce di vivere con libertà. Un corpo può essere sano e un cuore completamente immobilizzato. Per questo Cristo comincia da lì. La prima parola che rivolge al paralitico è altrettanto significativa: «Coraggio». Il perdono di Dio non nasce per umiliarci, ma per restituirci speranza. Gesù non guarda quell'uomo come un colpevole da condannare, ma come un figlio da rialzare. Ogni autentica esperienza del perdono ci restituisce prima di tutto la nostra identità.
Ci ricorda che siamo figli amati, anche quando abbiamo sbagliato. Gli scribi si scandalizzano perché comprendono bene la portata di quel gesto. Perdonare i peccati è qualcosa che appartiene a Dio. Ed è proprio questo che Gesù vuole rivelare: in Lui Dio è venuto incontro all'umanità per liberarci da ciò che nessuno può toglierci con le proprie forze. Quanti drammi nascono dalla mancanza di perdono. C'è chi non riesce a perdonare gli altri e rimane prigioniero del risentimento. C'è chi non riesce a perdonare se stesso e continua a vivere sotto il peso dei propri errori. C'è chi, in fondo, non riesce a credere che Dio possa davvero ricominciare con lui.
Ma il Vangelo annuncia proprio questa possibilità. Nessun peccato è più grande della misericordia di Dio.





