Epicoco, Gesù veramente

Mt 23,27-32 - Mercoledì della XXI Settimana del Tempo Ordinario

Nella pagina del Vangelo di oggi Gesù continua la sua invettiva contro l'ipocrisia degli scribi e dei farisei, ma questa volta usa un'immagine che dovrebbe accompagnarci seriamente nel nostro esame di coscienza: «Siete simili a sepolcri imbiancati». Un sepolcro può essere bellissimo all'esterno, curato, persino monumentale, ma dentro in ogni caso custodisce la morte. È un'immagine durissima, ma tremendamente attuale.

Viviamo in una società che ci educa continuamente a prenderci cura di ciò che appare. Dobbiamo sembrare felici, realizzati, forti, sicuri. Possiamo avere una vita apparentemente perfetta e portarci dentro una profonda tristezza. Possiamo sorridere davanti agli altri e convivere con un'angoscia che nessuno conosce. Possiamo avere successo e sperimentare un terribile vuoto interiore. Possiamo essere circondati da persone e sentirci profondamente soli. In pratica possiamo sembrare vivi ma ci portiamo la morte dentro. Il problema non è avere delle ferite interiori. Il problema è imbiancare continuamente il sepolcro facendo finta che quelle ferite non esistano.

Gesù non usa questa immagine per condannarci, ma per portare alla luce ciò che tentiamo di nascondere, perché solo ciò che viene alla luce può essere veramente guarito. Forse oggi Cristo vuole dirci proprio questo: non scendere a compromessi con la morte che ti porti dentro. Non abituarti alla tristezza, all'angoscia, alla mancanza di senso, al vuoto. Non pensare che basti continuare a funzionare perché tutto vada bene. Abbi il coraggio di dare un nome a ciò che ti abita e, quando è necessario, di lasciarti aiutare.

La fede non è l'arte di nascondere meglio le nostre ferite. È il coraggio di portarle davanti a Cristo perché possano essere raggiunte dalla sua luce. La conversione comincia forse proprio quando smettiamo di imbiancare l'esterno e permettiamo finalmente al Signore di entrare dentro. Perché Cristo non è venuto a rendere più belli i nostri sepolcri. È venuto a tirarci fuori da essi e a restituirci alla vita.