di Pierpaolo Molinengo

Nelle ultime settimane, scorrendo i dettagli del cedolino di pensione relativi ai mesi di agosto e settembre, diverse persone e le loro famiglie hanno riscontrato un'amara e inattesa sorpresa: una trattenuta pari al 5% dell’importo lordo dell'assegno. Non si tratta affatto di un errore nei sistemi dell'Istituto previdenziale, né tantomeno dell'introduzione di una nuova tassa calata all'improvviso sui redditi da pensione. Si tratta invece dell'applicazione rigorosa dell'articolo 35 del Decreto Legge 207 del 2008 da parte dell’INPS.

La decurtazione cautelare colpisce in modo specifico i titolari di prestazioni previdenziali e assistenziali collegate al reddito, come l'integrazione al trattamento minimo, le maggiorazioni sociali o la quattordicesima. La misura si è resa necessaria per chi non ha trasmesso la comunicazione della Campagna RED relativa all’anno d’imposta 2022. Spesso si pensa che chi presenta il Modello 730 o il Modello Redditi sia automaticamente al sicuro. Tuttavia, il problema può riguardare proprio chi possiede entrate che non confluiscono integralmente in tali dichiarazioni: si pensi agli interessi maturati su conti bancari o depositi postali, ai titoli di Stato, a certi redditi da lavoro prodotti all'estero o a somme derivanti da prestazioni autonome occasionati e collaborazioni. Quando questi dati non sono presenti negli archivi dell'Agenzia delle Entrate, l'INPS attua il taglio del 5%.

Questa riduzione sul cedolino è un ultimo segnale d'allarme prima di un provvedimento ben più grave. C’è infatti un termine tassativo ed inderogabile da segnare sul calendario di casa: il 15 settembre 2026. Entro questa data è indispensabile presentare la domanda di ricostituzione reddituale per sanare la posizione. In caso contrario, l’INPS procederà con la revoca definitiva della prestazione integrativa riferita al 2022, disponendo l'immediato recupero di tutte le somme erogate nei mesi passati, generando così un vero e proprio debito. Attenzione: l'obbligo vale anche per gli assegni sotto i 100 euro mensili che, pur esenti dal prelievo del 5%, rischiano comunque la revoca e il recupero.

Regolarizzare la documentazione tramite la ricostituzione reddituale non serve solo a fermare la trattenuta, ma consente il recupero del 5% già decurtato. In un'epoca in cui la pensione costituisce il pilastro e il cuore pulsante di tanti focolari, muoversi subito per verificare la propria situazione significa tutelare un diritto essenziale e proteggere la serenità di tutta la famiglia.

Per regolarizzare la propria posizione ed evitare la revoca definitiva della prestazione legata al reddito occorre agire prima del 15 settembre 2026. La comunicazione si può inviare online dal portale MyINPS, usando le credenziali SPID di livello due, la Carta d'Identità Elettronica o la CNS, selezionando la voce per la ricostituzione reddituale per sospensione. In alternativa, ci si può rivolgere gratuitamente a un ente di patronato o a un CAF portando con sé tutti i documenti sui redditi percepiti nell'anno 2022.