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Lc 4,14-22 - Feria propria del 9 gennaio
Tornare a Nazaret per Gesù significa tornare a casa. Tornare, cioè, nel luogo che lo ha visto crescere, lavorare, imparare, pregare. Ma nella pagina del Vangelo di Luca che abbiamo letto oggi viene detto esplicitamente in che cosa consiste la sua vera missione: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato per annunciare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore».
Sono le parole del profeta Isaia, ma Gesù le riferisce a se stesso come la sintesi più chiara del motivo per cui è venuto al mondo. Noi potremmo prendere spunto proprio da questa sintesi per ricordarci sinteticamente che cosa accade nella nostra relazione con Cristo. Innanzitutto siamo noi i poveri, cioè quelli che non bastano a se stessi, a cui lui è venuto a dire un messaggio di gioia. Siamo noi quei prigionieri che hanno bisogno di essere liberati e quei ciechi che hanno bisogno di tornare a vedere un senso nella propria vita. Siamo noi quegli oppressi che hanno bisogno di essere affrancati da ciò che li schiaccia. Siamo noi a essere i destinatari di un tempo di misericordia.
Ecco perché non dobbiamo mai aver paura di ammettere le nostre povertà, di dire ciò che ci toglie la libertà, di dichiarare quello che non vediamo chiaramente, di non pretendere da noi stessi di portare il peso di tutto, di sapere che per vivere abbiamo tutti bisogno di misericordia. Chi gioca a bastare a se stesso non comprende nulla della missione di Gesù. Chi sa invece di essere bisognoso entra nella sua logica e diventa lo scopo della sua missione.




