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Lc 11,29-32 - Lunedì della XXVIII Settimana del Tempo Ordinario
Mentre le folle si accalcano attorno a Gesù, Egli pronuncia parole durissime: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno». È interessante che Gesù non si lasci impressionare dal numero delle persone che lo circondano. Sa bene che si può stare molto vicini a Lui e, nello stesso tempo, cercarlo per il motivo sbagliato. È una lezione importante anche per la Chiesa. Siamo facilmente rassicurati dai numeri. Una chiesa piena, un evento capace di radunare migliaia di persone, un’esperienza ecclesiale che cresce rapidamente ci sembrano immediatamente segni di successo. Ma il Vangelo ci obbliga a porci una domanda più seria: che cosa stanno cercando veramente quelle persone? La quantità non coincide necessariamente con la qualità.
Anche nella società una folla può raccogliersi attorno a qualcosa di sbagliato. Il consenso non trasforma automaticamente una cosa in verità. Gesù allora indica un altro criterio: «il segno di Giona». Giona non conquista Ninive con effetti speciali o manifestazioni straordinarie. Annuncia una parola che chiede conversione, e gli abitanti di Ninive prendono sul serio quell’annuncio.
È questo il vero miracolo che dovremmo desiderare: una Parola capace di cambiarci.
Possiamo ascoltare il Vangelo ogni giorno, partecipare alla Messa, conoscere molte cose della fede e rimanere esattamente come prima. Il problema non è quanto abbiamo ascoltato, ma quanto di ciò che abbiamo ascoltato è riuscito a convertirci. La santità di San Carlo Acutis, che oggi ricordiamo, ci riporta proprio all’essenziale. Una vita breve può diventare straordinariamente feconda quando prende sul serio le cose semplici e decisive della fede.
San Carlo si è aggrappato al Vangelo, al Rosario, all’Eucarestia quotidiana, all’amore per i poveri e tutto questo ne ha fatto un vero capolavoro.




