Epicoco, Gesù veramente

Mt 19,3-12 - San Massimiliano Maria Kolbe, Presbitero e Martire – Memoria

Le parole chiare che Gesù pronuncia sull'indissolubilità del matrimonio nel Vangelo di oggi possono sembrare esigenti, soprattutto in un tempo come il nostro, in cui anche i legami più profondi appaiono fragili e precari. Ma il Signore non parla per appesantire la vita delle persone. Parla per mostrarci quale sia il desiderio di Dio sull'amore umano. Quando Gesù dice: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso...», ci rivela che alcune pagine del Vangelo si comprendono davvero soltanto quando il cuore cambia.

Se il cuore rimane chiuso, tutto appare come una legge pesante. Quando invece il cuore si lascia trasformare dall'amore di Dio, ci si accorge che quei comandamenti non sono catene, ma strade che custodiscono la nostra felicità. In fondo, ciò che Gesù difende non è anzitutto un'istituzione, ma un bisogno profondamente umano. Tutti abbiamo bisogno di relazioni affidabili, di un "per sempre" che ci permetta di costruire la nostra vita senza vivere continuamente nella paura di essere abbandonati. Dire a qualcuno: «Qualunque cosa accada, nella gioia e nel dolore, io non ti lascerò», significa offrirgli uno spazio sicuro in cui poter crescere, amare e diventare pienamente se stesso.

Naturalmente una fedeltà così non nasce semplicemente dalla buona volontà. È una grazia. È il frutto di un amore che si lascia continuamente sostenere da Dio. Per questo il matrimonio cristiano non è soltanto una promessa reciproca tra due persone, ma un'alleanza nella quale il Signore stesso si impegna a sostenere ciò che umanamente sarebbe troppo grande. È significativo allora che oggi la Chiesa faccia memoria di san Massimiliano Kolbe. La sua scelta di offrire la propria vita per salvare un padre di famiglia ci mostra fino a che punto può arrivare un amore plasmato dal Vangelo. Kolbe comprende che salvare quella famiglia significa custodire uno dei luoghi più preziosi in cui l'amore di Dio diventa visibile nel mondo.