Mc 3,20-21 - San Francesco di Sales, Vescovo e Dottore della Chiesa – Memoria

Nel brevissimo Vangelo di oggi Gesù rientra in casa e subito si crea confusione. La folla è tanta, le richieste sono continue, non c’è nemmeno il tempo di mangiare. A un certo punto arrivano i suoi: non i nemici, non gli avversari, ma i familiari. E dicono una frase durissima: “È fuori di sé”. Non lo riconoscono più. La sua dedizione totale, il suo modo di vivere, la sua libertà radicale diventano incomprensibili proprio per chi gli è più vicino.

Questo brano tocca un nervo scoperto dell’esperienza cristiana: quando si prende sul serio il Vangelo, non sempre si viene capiti. A volte non è l’ostilità a ferire di più, ma l’incomprensione di chi ci conosce da sempre. Quando una vita cambia orientamento, quando sceglie una misura diversa, può apparire eccessiva, squilibrata, perfino sbagliata. Ed è qui che la figura di san Francesco di Sales, di cui oggi facciamo memoria, illumina questo Vangelo. Anche lui ha vissuto una fede intensa, totale, ma senza clamore, senza rotture violente, senza fanatismi. Ha mostrato che si può essere radicali senza essere duri, fedeli senza essere rigidi, appassionati senza perdere l’umanità.

In un tempo segnato da tensioni e conflitti religiosi, ha scelto la via della mitezza, della pazienza, della fiducia nei tempi di Dio. Marco ci mostra un Gesù “consumato” dall’amore, Francesco di Sales ci ricorda che questo amore va anche custodito, abitato, reso umano. Non tutto ciò che sembra eccesso è follia, ma nemmeno tutto ciò che è zelo è equilibrio. La santità non è perdere se stessi, ma donarsi senza smarrirsi. Questo Vangelo, oggi, ci pone una domanda molto concreta: come sto vivendo il mio rapporto con Dio? Come una pressione che mi schiaccia, o come una relazione che mi rende più vero, più libero, più umano? San Francesco di Sales direbbe: «Non guardare tanto a ciò che fai, quanto all’amore con cui lo fai». È questo ciò che conta.