Dei tre tipi di legittimazione del potere elaborati da Max Weber (carismatico, legale, tradizionale), Silvio Berlusconi, che ieri ha recuperato la sua agibilità amministrativa (ma non quella politica, poiché resta incandidabile per la legge Severino) ha certamente incarnato i primi due. Quello carismatico ormai non ha bisogno di molte spiegazioni: andando a ritroso nel tempo, col senno del poi, la sua discesa in campo ha qualcosa di fantascientifico. E chi scrive ancora si ricorda che perfino Indro Montanelli, che lo conosceva bene essendo stato il Cavaliere per anni il suo editore, ci disse in un’intervista, al tempo della diaspora e della fondazione della sfortunatissima Voce: “Cosa vuole che faccia Berlusconi una volta fattosi eleggere in Parlamento insieme a una sparuta pattuglia di quattro o cinque lobbisti? Ogni volta che chiederà la parola in aula dagli scranni salirà il coro: Biscione-Biscione!”. Perfino Montanelli aveva sottovalutato il potere dirompente del suo carisma,  della sua personalità, della televisione, della pubblicità, delle regole del marketing applicate alla politica, ora che era caduto il muro, l’Italia e i magistrati milanesi avevano affossato i principali partiti (tranne uno) le ideologie e i valori non contavano più nulla e l’elettorato andava in cerca di qualcosa con cui riempire il vuoto.

Berlusconi utilizzò la sua personalità e vinse le elezioni per un ventennio interrotto da due lunghe pause, assicurandosi il potere legale. Prima delle sue sventure giudiziarie e politiche, al tempo delle formidabili elezioni del 2008 (che fecero sfiorare al centrodestra il 40 per cento) probabilmente Berlusconi stava cercando di consolidare il suo potere in senso tradizionale, come quello dei re. Sono in molti a giurare che in testa aveva la perpetuazione del potere in senso dinastico, passando il timone del Governo a sua figlia Marina. Poi qualcosa non ha funzionato, come è noto. Ma il fondatore di Forza Italia non ha mai abbandonato l’idea di trasmettere alla figlia l’eredità politica, oltre che quella patrimoniale. Nonostante le numerose smentite, dal suo entourage affiorano a intervalli regolari voci di numerose prove tecniche di discesa in campo ed è esattamente quel che è accaduto nel 1994. Lo dimostra la totale assenza di un delfino a fianco del Cavaliere. Naturalmente l’orizzonte ora appare più limitato e non è detto che Marina dimostri un carisma lontanamente simile a quello del padre. Ma solo un Berlusconi più giovane potrà fare posto a un altro Berlusconi. Oltretutto sarebbe garantita la differenza di genere.