PHOTO
Se è vero che la politica ha sempre bisogno di un nemico, ecco che Matteo Renzi ne ha scelto uno dentro i suoi confini: quella blasonatatissima minoranza del Pd (da D’Alema a Cuperlo, da Letta a Fassina, dalla Bindi a Bersani) che mette ripetutamente nell’angolo insieme alla Cgil, un tempo sindacato collaterale ai postcomunisti. La ragione è abbastanza semplice: non potendo attaccare frontalmente la destra moderata, poiché ambisce a intercettarne i voti, preferisce prendersela con quella sinistra postcomunista che lo vorrebbe morto. Finora la strategia ha avuto successo.
Nel videoforum Tv su Repubblica la definisce “masochista”. In Liguria, dice, “ha chiesto le primarie e le ha perse e anziché accettare il risultato, ne ha scelto uno contro quello ufficiale del Pd, e lo fa per far vincere Toti”. Insomma, quella sinistra che permette a Forza Italia “di essere rianimata”. D’Alema, poi, è il suo punching ball preferito. Un po' come i comunisti per Berlusconi. Sentitelo: "Non è che siccome non c'è D'Alema non c'è sinistra, non è che 'se non ci sono io non c'è sinistra'. Questo gruppo dirigente è plurale, il fatto che non ci sia D'Alema mi spiace per D'Alema, ma non per il Paese. Abbiamo cambiato passo dentro gruppo dirigente, serve una nuova sinistra per un nuovo futuro del Paese". Fine della storia.
Del resto all'ex sindaco di Firenze, accusato di aver trasformato Palazzo Chigi in Palazzo Vecchio per la nuova nomenklatura che si è portato dietro, non mancano le figure del vecchio Pd che sono salite sul “cargo” (con la g) del vincitore: Martina, Orfini, Orlando, Fassino, Franceschini, lo stesso Veltroni, anche se ultimamente si defila e si dà al cinema.
Post scriptum: Pippo Civati, simpatico esponente della "minoranza" con spinello in tasca, lascia il Pd e vola verso altri lidi, probabilmente la Sel di Vendola. Credo sia la notizia dell’anno. Precedenti analoghi: Winston Churchill, Rossana Rossanda e Luigi Pintor, Ramsey MacDonald, Seneca, Cicerone, Temistocle.
Nel videoforum Tv su Repubblica la definisce “masochista”. In Liguria, dice, “ha chiesto le primarie e le ha perse e anziché accettare il risultato, ne ha scelto uno contro quello ufficiale del Pd, e lo fa per far vincere Toti”. Insomma, quella sinistra che permette a Forza Italia “di essere rianimata”. D’Alema, poi, è il suo punching ball preferito. Un po' come i comunisti per Berlusconi. Sentitelo: "Non è che siccome non c'è D'Alema non c'è sinistra, non è che 'se non ci sono io non c'è sinistra'. Questo gruppo dirigente è plurale, il fatto che non ci sia D'Alema mi spiace per D'Alema, ma non per il Paese. Abbiamo cambiato passo dentro gruppo dirigente, serve una nuova sinistra per un nuovo futuro del Paese". Fine della storia.
Del resto all'ex sindaco di Firenze, accusato di aver trasformato Palazzo Chigi in Palazzo Vecchio per la nuova nomenklatura che si è portato dietro, non mancano le figure del vecchio Pd che sono salite sul “cargo” (con la g) del vincitore: Martina, Orfini, Orlando, Fassino, Franceschini, lo stesso Veltroni, anche se ultimamente si defila e si dà al cinema.
Post scriptum: Pippo Civati, simpatico esponente della "minoranza" con spinello in tasca, lascia il Pd e vola verso altri lidi, probabilmente la Sel di Vendola. Credo sia la notizia dell’anno. Precedenti analoghi: Winston Churchill, Rossana Rossanda e Luigi Pintor, Ramsey MacDonald, Seneca, Cicerone, Temistocle.




