Una smentita è una notizia data due volte diceva Missiroli. Anche quella (peraltro parziale) relativa alla telefonata di fuoco di Angela Merkel al governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi. Secondo il settimanale tedesco Der Spiegel alla cancelliera tedesca non va giù il piano di misure straordinarie per rilanciare la crescita nella zona euro. La Germania vuole andare avanti inflessibilmente sulla politica del rigore, quella che ha causato la perdita di decine di milioni di posti di lavoro in tutto il Continente e che in Italia ha portato la disoccupazione al 12,6 per cento (per non parlare di quella giovanile), un’ondata di deflazione, la stagnazione dei consumi, un’euro un po’ troppo forte per l’export e un aumento allucinante delle tasse.

Ora se L'Europa non cambia verso, come ben sa Draghi, con una politica economica espansiva, basata anche sull’allentamento monetario, se la Bce non si mette ad adottare misure per facilitare la crescita come fa La Federal Reserve e la smette di limitarsi a fare la sentinella dell'inflazione, le cose sono destinate persino a peggiorare. Inseguire la Germania in nome del suo export e delle sue paranoie risalenti alla Repubblica di Weimer potrebbe risultarci fatale. Abbiamo già dato, e molto. La speranza è che il finora ineccepibile governatore italiano -  pur nel suo ruolo super partes - tenga ben presente quei milioni di famiglie che non arrivano non alla fine del mese, ma nemmeno alla metà del mese.

Se l'Europa non cambia verso prima che la cura ammazzi definitivamente il paziente, se non riconsidera i vincoli europei defalcando gli investimenti e se non introduce una politica monetaria tesa a facilitare il passaggio della liquidità dalle banche alle imprese, allora non si capisce a che cosa serva l’Eurozona. Morire dissanguati per Berlino? Lo stiamo già facendo da un po’,  lentamente. Ora basta.la prossima volta Draghi eviti di telefonare, oppure magari faccia dire alla segretaria che non è in ufficio.