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I taxi a Bologna e Torino sono rimasti fermi per quasi due giorni a causa di un gusto ad un data center a Milano.
Chiunque abbia provato a prenotare un taxi tra lunedì sera e mercoledì pomeriggio a Torino o Bologna, avrà sicuramente riscontrato delle grosse difficoltà, a causa di …. un data center a Milano. Ma come può un malfunzionamento di un edificio che si trova a Milano, bloccare le prenotazioni dei taxi in altre grandi città italiane?
La risposta sta nel tipo di edificio: un data center; ma cosa sono i data center e come funzionano?
I data center sono le strutture che ospitano i server e gli impianti che archiviano, elaborano e permettono la circolazione dei dati per le applicazioni, i servizi cloud, i siti e l’intelligenza artificiale. In pratica sono l’infrastruttura fisica che sta dietro a qualsiasi servizio digitale che utilizziamo nel quotidiano.
In Italia il settore è in fortissima espansione: sul nostro territorio sono presenti già 200 data center circa, a cui stanno per aggiungersi altri 80, attualmente in costruzione. Una parte decisamente consistente dello sviluppo di data center si concentra nell’area del milanese, per una serie di motivi: presenza di vaste ex aree industriali dismesse da riconvertire -come la zona dell’ex Olivetti, a Pregnana Milanese, dove sorgeranno ben tre data center- e la convenienza per i piccoli comuni, il cui bilancio potrà venire sconvolto -in positivo- dallo sviluppo di questo settore.


Esiste un “però” in questa vicenda, tutt’altro che priva di rischi. Il settore infatti sta vivendo una crescita verticale, fin troppo rapida e, di conseguenza, poco regolata. Come evidenzia un report dell’Università di Padova realizzato con il contributo di WWF Italia, e richieste di connessione elettrica già presentate a Terna, il gestore della rete, sommano oggi 82,6 gigawatt: una cifra decisamente superiore al fabbisogno realistico. Infatti tra il 2023 e il 2025 solo il 68% degli investimenti annunciati nel settore sono stati effettivamente realizzati. A questo punto il rischio più concreto è quello che si crei una bolla, dove comuni e territori si combattono risorse e suole su progetti che però potrebbero non concretizzarsi mai. Il nodo, secondo lo studio, non è tanto se l'Italia avrà abbastanza energia per alimentare i data center — lo scenario più realistico li porta a pesare solo il 4% dei consumi elettrici nazionali entro il 2035 — quanto la mancanza di regole chiare: oggi non esiste ancora una legge nazionale che stabilisca una procedura standard per autorizzarli, né criteri vincolanti su dove costruirli e con quali fonti energetiche alimentarli.
Questa combinazione -settore che cresce in maniera esponenziale+ assenza di impianto regolatorio solido- rende il caso dei taxi di Bologna e Torino qualcosa di ben più profondo di un disservizio tecnico. Le due cooperative, COTABO e Taxi Torino, si appoggiano entrambe a Taxitronic, uno dei principali fornitori di software per taxi in Europa, che a sua volta gestisce i propri dati attraverso Vodafone: ed è proprio nel data center milanese di Vodafone che, lunedì sera, si è verificato il guasto che ha mandato in tilt sia le app che i sistemi di prenotazione telefonica di entrambe le città. Ci sono voluti quasi due giorni — tra proteste sui social e persone rimaste a piedi di notte, magari dirette in aeroporto — prima che tutto tornasse a funzionare. Un episodio che mostra bene quanto, ormai, anche servizi apparentemente "locali" e non digitali come chiamare un taxi dipendano in realtà da un'infrastruttura fisica lontana, concentrata e — come dimostra questa vicenda — tutt'altro che infallibile.



