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«Usare parole legate alla disabilità come insulti è una cosa del passato. Aggiorna il tuo linguaggio per costruire un mondo più equo». È l’obiettivo della campagna di sensibilizzazione “Just evolve”, “È ora di evolvere!”, promossa in 200 piazze di tutta Italia dall’associazione CoorDown, Coordinamento delle associazioni delle persone con sindrome di Down nato nel 1987 e costituito formalmente nel 2005 per promuovere azioni di comunicazione condivise tra le diverse organizzazioni italiane impegnate nella tutela e nella promozione dei diritti delle persone con la trisomia 21.
Ogni seconda domenica di ottobre, quest’anno l’11, CoorDown promuove la Giornata nazionale delle persone con sindrome di Down. Per l’occasione, è stata realizzata la versione italiana del video per la campagna globale di CoorDown, nato dalla collaborazione con l’agenzia Small di New York e prodotto da Indiana Production. Quasi 2 milioni e mezzo di persone lo hanno già visto e condiviso sui social.
Doppiatore del protagonista Noah Matthews Matofsky – 18 enne britannico, nel 2023 primo attore con sindrome di Down a ottenere un ruolo importante nel film Peter Pan & Wendy targato Disney – è il 23 enne milanese Francesco Romanelli, a sua volta attore. Con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, i movimenti labiali degli attori sono stati riallineati alla lingua italiana.
Anche se non rivolta a una persona con la sindrome di Down, «la parola “mongoloide” è dannosa comunque, perché rinforza lo stereotipo che siamo inutili e non valiamo niente», evidenzia il protagonista del video. E sul sito della campagna – che invita a diffondere i post sui social con gli hashtag ufficiali #èoradievolvere e #gnpd2026 –si chiarisce che «“handicappato” usato come insulto riduce una persona alla disabilità; meglio dire persona con disabilità o descrivere la situazione con precisione. “Spastico” e “cerebroleso” usati per dire “stupido” trasformano condizioni reali in punchline: se intendi che qualcosa è confuso o poco sensato, dillo direttamente. Anche la parola con la M (mongoloide, ndr), usata come sinonimo di “stupido”, comunica alle persone con sindrome di Down che la loro identità è un insulto».
Le pagine web si rivolgono ai singoli cittadini ma anche famiglie e gruppi di amici, scuole e insegnanti, associazioni e aziende, oltre al mondo della comunicazione, per raggiungere insieme una nuova maturità culturale.
«Siamo convinti che sia necessario e fondamentale dare vita a un forte movimento che chieda di smettere di usare parole come MONG***IDE a scuola come insulto tra studenti, al lavoro come scherzo tra colleghi, nello sport come sinonimo di incapacità. Si può scegliere un linguaggio che non danneggi le altre persone. E oggi evolvere è la risposta più forte a chi vorrebbe tornare indietro», sottolinea la presidente di CoorDown Martina Fuga. E denuncia: «In Europa e nel mondo vediamo segnali di involuzione che minacciano le fondamenta dell’inclusione delle persone con sindrome di Down e con disabilità, dal ritorno a classi e scuole separate agli attacchi alle politiche di inclusione liquidate come woke, fino all’uso della disabilità come caratteristica da ridicolizzare o strumento per offendere».
Nel prossimo fine settimana centinaia di volontari delle associazioni che aderiscono a CoorDown rilanceranno l’appello nelle piazze sparse in tutta Italia (qui l’elenco) e distribuiranno il messaggio di cioccolato (preparato con cacao del commercio equosolidale) che sostiene campagne di comunicazione e progetti inclusivi a cui partecipano persone con sindrome di Down.




