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Rozzano, 23 giugno 2026 Humanitas MILANESIANA 2025 condotta da Elisabetta Sgarbi ospiti: Veronica Pivetti, Giovanna Gra
C'è un luogo dove quelli che sembrano essere problemi enormi, che sia una strigliata del capo a lavoro o un litigio con il partner, diventano minuscoli, perché capisci che nella vita ciò che conta è la salute, e fino a quando non incroci lo sguardo di chi soffre per una malattia non riesci a immedesimarti. È successo a me ieri mattina durante il Day Hospital Oncologico dell'IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, quando la sala d'attesa si è trasformata in un piccolo teatro grazie all'attrice Veronica Pivetti e alla sceneggiatrice Giovanna Gra, che hanno intrattenuto il pubblico ospedaliero per un'ora, trasformando l'attesa in un momento più condiviso.
Il ciclo "Il desiderio e la cura" di La Milanesiana ha portato in Humanitas tre appuntamenti dedicati al dialogo tra medicina e cultura: il 20 giugno a Humanitas San Pio X con "La maternità nell'arte", il 22 giugno con Alessandro Bergonzoni e i giovani del progetto AYA, e il 24 giugno con Veronica Pivetti e Giovanna Gra nel Day Hospital Oncologico.
L'incontro di ieri è stato il terzo del ciclo, pensato e sviluppato da La Milanesiana, la manifestazione culturale ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, che quest'anno grazie alla collaborazione con Humanitas ha diffuso cultura, mescolando medicina e filosofia. È stata proprio Elisabetta Sgarbi ad aprire l'incontro, parlando alle persone in sala d'attesa ed introducendo Veronica Pivetti e Giovanna Gra. Successivamente, alle due è stato dato un microfono e si sono sedute davanti alla sala. Veronica Pivetti ha preso la parola e il dialogo è iniziato. Dopo un primo momento di spaesamento da parte delle persone in sala, l'attenzione — fino a quel momento concentrata sullo schermo che scandiva i numeri attesi da ciascun paziente — si è spostata anche sulle parole di Veronica Pivetti.
«Ero molto incuriosita, soprattutto su come mi sarei relazionata — racconta Pivetti — e questo però è un errore, perché bisogna essere semplici, liberi, sciolti, e imparare dai posti dove si va. Questo porto a casa: ho imparato, ovviamente in un'ora, a cercare di relazionarmi con una realtà sulla quale è inutile farsi mille domande. Bisogna venire con apertura e riempirsi di esperienza, e spero di essere riuscita a fare questo».


L'attrice si è aperta con il pubblico, parlando prima di emancipazione femminile nell'ambito medico, con un riferimento allo psichiatra e neurologo tedesco Paul Julius Möbius che nel 1900 pubblicò il saggio pseudoscientifico "L'inferiorità mentale della donna". Successivamente ha raccontato della sua esperienza legata alla depressione, che è riuscita a superare dopo anni. Dopo aver concluso il discorso, le due sono entrate in un reparto dove dei pazienti si stavano sottoponendo alla chemioterapia, ai quali sono riusciti a strappare un sorriso.
«Questi tre incontri in Humanitas e due nel Carcere di San Vittore ci hanno scosso e responsabilizzato — racconta Elisabetta Sgarbi —, sapevamo che era una sfida, che abbiamo affrontato con quanta più umiltà possibile. È stato bello toccare con mano la disponibilità degli artisti, la loro generosità, e la connessione che hanno stabilito con situazioni di dolore. Ecco, il dolore. Forse l'arte nasce da lì, e per questo è quanto mai importante che quanto abbiamo fatto si ripeta».


Il Day Hospital Oncologico in cui si è svolto l'incontro fa parte del Cancer Center di Humanitas, che ogni anno accoglie oltre 30mila pazienti e ne tratta 7mila nuovi, con circa 2.600 persone che ogni anno seguono percorsi di chemioterapia, immunoterapia o terapie a bersaglio molecolare proprio nel DHO. All'interno del Cancer Center opera anche il progetto AYA (Adolescent and Young Adult), una delle prime realtà italiane dedicate ai pazienti tra i 16 e i 39 anni affetti da tumori — un'età di mezzo tra la pediatria e l'oncologia dell'adulto, che richiede risposte cliniche, psicologiche ed educative specifiche, anche attraverso attività di gruppo pensate per contrastare il rischio di isolamento sociale.



