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sabato 24 agosto 2019
 
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«Satana esiste ma lo cerchiamo dove non c'è»

03/11/2014  Padre Raffaele Talmelli ha scritto un libro sul diavolo per fare chiarezza sulla realtà del male tanto evidente quanto poco conosciuta: «Uno dei suoi grandi imbrogli è farsi cercare nel posto sbagliato», dice. «Il suo nemico è la ragione. Ma non è destinato a vincere, è un cane alla catena. Basta saperlo riconoscere».

Baudelaire diceva che la maggiore astuzia del Diavolo è quella di farci credere che non esiste. Padre Raffaele Talmelli, benedettino, 55 anni, psichiatra, dottore in psicologia della comunicazione, e soprattutto esorcista, sulla scia del poeta francese spiega che «uno dei suoi più grandi imbrogli oggi sta nel farcelo cercare nelle depressioni, fobie, attacchi di panico, disordini alimentari. Insomma, in tutti quei disturbi psichici che secondo molti avrebbero a che fare con il demonio e con il quale invece non c’entrano nulla». Talmelli insieme al giornalista Luciano Regolo ha scritto per Mondadori Il Diavolo (pp. 336, € 17), un libro che, a dispetto della copertina un po’ grottesca, è un compendio di grande profondità sull'eterna lotta contro Satana che certa teologia ha banalizzato e ridotto a mito e il cinema spesso racconta attingendo a toni horror.

Perché il Papa insiste molto sulla presenza del Demonio e sull’importanza per combatterlo?
«La parola "insiste" mi pare eccessiva: il Papa cerca di portare tutti gli uomini sulla via del Regno di Dio, che è certamente il centro della sua predicazione. Parlando del Regno di Dio è difficile omettere qualche riferimento a colui che cerca di vanificare l'opera salvifica di Cristo portata avanti dalla Chiesa; come è difficile non parlare di ombra quando si parla della luce. Combattere i demòni è il compito che Gesù ha lasciato ai suoi amici. Non dobbiamo dimenticare che «la morte è entrata nel mondo per invidia del Diavolo» (Sap 2,24). Il compito centrale e durevole degli annunciatori di Gesù Cristo è liberare, cioè esorcizzare il mondo dal potere del Nemico in tutte le sue manifestazioni: “Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni” (Mt 10,8), raccomanda Gesù».

Padre Raffaele Talmelli, benedettino, è esorcista e psichiatra
Padre Raffaele Talmelli, benedettino, è esorcista e psichiatra

Il suo è un “lavoro” difficile. Quali sono le difficoltà maggiori che incontra?
«L'unica vera complicazione è che molti fedeli pensano che i loro disturbi psichici (depressioni, fobie, panico, disordini alimentari, percezioni senza oggetto...) anziché essere normali sintomi, siano eventi straordinari e quindi che non dipendano da qualche malfunzionamento del loro cervello prodotto da varie cause: genetiche, traumatiche, infettive. La loro richiesta di preghiere ed esorcismi generalmente esprime la volontà di evitare le cure prescritte dai medici, o di esserne liberati. Ma Gesù ci libera dal male, non dai rimedi! Gesù, certamente, può guarire tutte le malattie, ma ha lasciato agli Apostoli il potere di curare le infermità (cfr. Lc 9,1; Mt 10,1). Curare non significa necessariamente guarire. Il fatto che nessun santo abbia goduto di una salute di ferro dovrebbe dirci qualcosa... Nell’interpretazione diabolica, la preghiera, anziché liberare dalle malattie, dovrebbe liberare l’uomo dalle terapie! Diventa, in un certo senso, il prezzo simoniaco, la tariffa per comprare la salute. E così vediamo, tristemente, carovane di fedeli che implorano la grazia di essere guariti miracolosamente per non dover assumere le terapie (magari pure gratuite!) prescritte dal medico. Dietro a quante preghiere di guarigione si nasconde l’imprudenza di non voler assumere farmaci esigendo da Dio un miracolo?. Sicuramente non è fede, ma un gravissimo peccato, che il Catechismo definisce “peccato di irreligione”».

Faccia qualche esempio.
«Quando, per esempio, in un imminente pericolo di morte, non si volesse usare alcun rimedio naturale per la salvezza e si volesse attendere un intervento miracoloso da parte di Dio. E questo alla faccia della Chiesa che ha portato, congiuntamente alla Parola di Dio, strutture sanitarie in tutto il mondo. La beata Maria Bolognesi di cui ho curato la causa di beatificazione come postulatore un giorno mi disse con molta chiarezza: “Dove arriva una missione cattolica, troverai sempre una chiesa, una scuola e un ospedale”. Non comprendere questo concetto basilare sfocia prima nella perdita della salute e poi nella perdita della fede. Bisognerebbe capire bene che le malattie dell’anima sono i peccati e i vizi, e non le fobie, le depressioni, le schizofrenie e il panico!».

Ma questo lavoro di discernimento non spetta a voi esorcisti?
«Sì, il Rito degli Esorcismi lo dice chiaro: “Il presbitero esorcista sappia distinguere bene i casi di aggressione diabolica da quelli derivanti da una certa credulità, che spinge alcuni, anche tra i fedeli, a ritenersi oggetto di malefici, sortilegi o maledizioni fatte ricadere da altri su di loro o sui loro parenti o sui loro beni. Non neghi loro l’aiuto spirituale, ma eviti assolutamente di ricorrere all’esorcismo”».

Facile a dirsi, in realtà è un compito difficilissimo.

«Una grande difficoltà, anzi una vera piaga, la trovo nella superstizione che attanaglia la vita di tanti cristiani. Ci sono esorcisti, diceva un vescovo, facili ad ammettere e ad agire in base ad asserite fatture e malefici, con i quali la gente si spiega le avversità della vita: il rischio molto grave è quello di mancare alla carità seminando odi, vendette e separazioni all’interno della stessa famiglia. C’è poi chi consegna come “protezione” olio, sale, incenso dopo averli benedetti. Che significato deve attribuirsi loro? Non sono una specie di sostitutivo degli amuleti?».

La copertina del libro
La copertina del libro

Ma vengono da lei anche chi si ritiene vittima di qualche fattura o malocchio?
«Sì, ed è un altro problema. Le cosiddette “fatture”, come ha scritto un altro vescovo, mettono scompiglio; gettano sospetti persino su familiari e sposi, contribuendo alla spaccatura del nucleo familiare. Sono idee da sradicare, perché contrarie alla fede genuina della Chiesa».

Ma allora dove si manifesta il Diavolo?
«In altre aree, più normali e quotidiane: le guerre, le ingiustizie, gli egoismi, l’induzione alla prostituzione, la pedofilia, la pornografia, la disgregazione della famiglia, le bestemmie conclamate, la cultura dell’indifferenza, dell’ateismo pratico, dell’arrivismo, della sensualità sfrenata».

In sostanza sul Diavolo, anche tra i cattolici, si sanno poche cose e sbagliate.
«Le vere difficoltà sono la fede distorta e l’ignoranza che la nutre. Mi pare che il vizio dell’accidia, il “menefreghismo spirituale”, sia la chiave per far entrare tante malefiche storture nella nostra vita. Il disinteresse profondo e coltivato per una sana catechesi induce a credenze assurde, e spesso con la convinzione che facciano parte della dottrina cristiana, anche quando portano alla clamorosa violazione dei comandamenti. Ho visto, ad esempio, figli abbandonare completamente la propria madre (dopo che qualcuno ha detto loro che la mamma aveva gettato il malocchio sulla nuora!) e tuttavia restare sereni perché fedeli alla recita del Rosario per la conversione della mamma. Oppure tanti fedeli sentirsi in colpa di esistere, a causa della errata comprensione del concetto di peccato; il peccato è un “atto umano”, cioè una libera scelta dell’uomo che richiede quindi la “piena consapevolezza e il deliberato consenso”, come recita il Catechismo della Chiesa».

Ogni possessione è un caso a sé. Ma ci sono caratteristiche comuni o più frequenti?
«Le caratteristiche comuni le troviamo nei Vangeli e nei rituali approvati dalla Chiesa. Ogni volta che Gesù si imbatte in qualche indemoniato, ci viene riportato questo grido: “Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci!?” (Mc 1,24). Cosa sentiamo gridare in tante piazze ogni volta che la Chiesa ci richiama ai valori fondanti il vivere umano? Le persone possedute propagandano sfacciatamente, e con una forza straordinaria, il peccato e la schiavitù ai vizi come fossero la massima espressione di libertà dell’uomo, travestono di giustizia e di progresso l’omicidio, la bestemmia e il non senso della vita».

Cos'è esattamente la possessione diabolica?
«Una tragedia immensa in cui il male viene spacciato per un grande bene e il bene viene fatto percepire come fosse male. Altro che farsa come dice qualcuno! Talora, nei personaggi posseduti dal male, si può davvero notare una sorprendente buona salute, un certo vigore che, nonostante l’età e i vizi pubblicamente praticati e propagandati, consente loro di spargere il male fino all’ultimo respiro. E vediamo anche che tali creature, possedute dal Maligno, mantengono una incredibile forza seduttiva nonostante l’evidenza spudorata della loro menzogna; usano linguaggi nuovi: ovvio che l’Anticristo, contrapponendosi alla Parola, al Logos, utilizzasse la manipolazione del linguaggio a fini ideologici, con parole e significati deformati in modo da non far comprendere il reale contenuto di male veicolato dalle nuove parole; intuiscono i desideri e i punti deboli su cui far forza. Si pensi al mito della “razza ariana”, tanto per fare un esempio: Hitler riuscì a coinvolgere una intera nazione in un progetto di umanità perfetta, composta da individui alti, biondi e con gli occhi azzurri. Nonostante fosse evidente a tutti che lui era piccolo, moro e con gli occhi neri! Oppure a “comunismo e libertà”, un ossimoro propagandato fin dai tempi di Stalin».

Ma se Dio è buono perché permette l’esistenza dell’inferno?

«Il Catechismo di san Pio X dava una semplice ma chiara definizione dell’inferno, ossia “il patimento eterno della privazione di Dio, nostra felicità”. Esiste dunque un “luogo” dove chi rifiuta Dio con tutte le sue forze può alloggiare. In un certo senso, i dannati sono i peccatori ben riusciti che portano a termine il loro intento, cioè quello di non voler avere nulla a che fare con Dio, e l’inferno è la garanzia oggettiva della loro libera scelta».

Lei non si mostra mai in pubblico, a mala pena sono riuscito a farmi inviare una foto, perché ha deciso di scrivere un libro?

«È stato Luciano Regolo che mi ha chiesto di collaborare con lui, dandomi un esempio di umiltà e onestà intellettuale. Al primo approccio, su alcuni argomenti ci siamo trovati su versanti opposti. Ma è stato sufficiente dimostrargli le fonti dell’autentico pensiero cristiano, un maggior contatto con i documenti del Magistero e con la teologia, perché correggesse subito il tiro. Ho accettato dopo aver parlato col mio vescovo, nella speranza che il testo potesse contribuire ad una catechesi corretta su un argomento tanto importante e − devo dire − tanto frainteso. Quanto alla mia discrezione, ho scritto questo libro anche per far capire che il protagonismo degli esorcisti non ha senso: è la Chiesa che combatte il diavolo, non il singolo prete. Noi siamo solo strumenti, anzi servi inutili con la dignità di figli».

Perché certi teologi e uomini di Chiesa hanno banalizzato e taciuto sulla presenza di Satana? «Bisognerebbe chiederlo a loro. Non mi piace congetturare sulle decisioni altrui. Penso comunque che, in proposito, valga la pena ricordare le parole del vescovo di Verona, Giuseppe Zenti: “Non conviene parlare troppo di Satana. C’è il rischio che se ne faccia propaganda, pur con tutta l’intenzione contraria. La nostra pubblicità conviene riservarla, in esclusiva, al Vangelo. E occorre essere attenti a non dare l’impressione che alla fine il vincitore è lui”».

Dalla sua esperienza sul campo, oggi il diavolo cosa attacca di più e come?
«A me pare che la prima vittima dell’attacco diabolico sia la ragione. Chesterton, più di un secolo fa, scriveva: “La ragione ha bisogno di difesa: tutto il mondo moderno è in guerra con la ragione, e la torre già vacilla”».

La ragione, e il suo accordo con la fede, è stata la battaglia di papa Ratzinger.

«Infatti per Benedetto XVI esorcizzare significa “collocare il mondo nella luce della ratio che proviene dall’eterna Ragione creatrice come pure dalla sua bontà risanatrice”. Dalla fine dell’Ottocento in poi, si è scatenata una sorta di lotta “scientifica” contro quella che tutta la filosofia classica ha considerato la ragione per eccellenza: la “legge naturale”, la “ratio”. Ogni minimo accenno all’esistenza di una legge naturale scatena violente rivolte di pensiero, ribellioni di intellettuali, proteste dei movimenti più emancipati. Eppure sembrerebbe così “naturale” e “ragionevole” che le ali siano fatte per volare e gli occhi per vedere. Ma non si può dire. Non si può dire perché ciò implicherebbe un finalismo, un’insopportabile ammissione che esiste un progetto intrinseco alla natura stessa: “Ciò presupporrebbe un Dio creatore, la cui volontà si è inserita nella natura”. L’occhio vede e le ali fendono l’aria proprio perché quella è la loro “ragion d’essere”, appunto la loro “legge naturale” che, capiamo bene, ne esprime l’esistenza stessa; ne consegue che esistano anche norme che ne determinano il loro retto uso. La scienza può spiegare come si sviluppano e come funzionano occhi e ali, ma non può dire perché esistono. Per dirla con Gilson, gli aeroplani volano: essendo per definizione macchine volanti, la loro “ragion d’essere” è volare; l’ingegneria meccanica e aerospaziale ci possono ben spiegare come volano, ma il perché (la ratio) della loro esistenza risiede unicamente nella volontà del progettatore. In altre parole, “una causa finale ha stabilito un’esistenza della quale la scienza può stabilire le leggi”. Ciò significa che l’esistenza ha un significato e ogni essere umano, dal concepimento alla morte, esiste con una sua intrinseca “ragion d’essere”».

Chi è il grande avversario di Satana: Dio o l’uomo?
«Il Diavolo, che è “omicida fin dal principio” (Gv 8,44), combatte tale ragione, affinché l’uomo sia valutato non in base alla dignità intrinseca data dalla sua ragion d’essere, ma in base ad altri parametri, come la funzionalità o l’utilità. E nell’ottica demoniaca gli esseri improduttivi vanno eliminati. Voglio ricordare le parole che il beato Clemens von Galen, vescovo di Münster, indirizzò al popolo tedesco il 3 agosto 1941 in risposta alla legge che prevedeva la soppressione dei connazionali “indegni di essere chiamati umani”: “Qui non stiamo parlando di una macchina, di un cavallo, né di una mucca. No, stiamo parlando di uomini e donne, nostri compatrioti, nostri fratelli e sorelle. Povere persone improduttive, se volete, ma ciò significa forse che abbiano perduto il diritto di vivere? Hai tu, ho io, il diritto di vivere solo finché siamo produttivi, finché siamo riconosciuti produttivi dagli altri? Se anche per un’unica volta accettiamo il principio del diritto a uccidere i nostri fratelli improduttivi – benché limitato in partenza solo ai poveri e indifesi malati di mente – allora in linea di principio l’omicidio diventa ammissibile per tutti gli esseri umani.  È impossibile immaginare quali abissi di depravazione morale e di generale diffidenza toccheremmo, se tale orribile dottrina fosse tollerata, accettata, messa in pratica”».

Chi difende la ragione è sotto l’attacco del Demonio, quindi?  
«Sì. Finché si schiera in difesa della ratio, l’attacco del Demonio contro la Chiesa è sempre spietato: ogni intervento dei cristiani in difesa della vita e della dignità dell’essere umano viene combattuto come una insopportabile ingerenza. Per meglio squalificare l’opera della Chiesa, il Diavolo usa i nostri peccati, veri o presunti, come trofei. Ma anche qui dovremmo tutti ricordare che, col primato di Pietro, Gesù ha reso la Chiesa immune dall’insegnare errori, ma non dal commetterne. Infallibile non significa impeccabile».

Ma il Diavolo è destinato ad essere sconfitto?
«Sì, Satana non è un dio alternativo ma un cane alla catena. Il suo mistero è che non si arrende mai e ha una grande forza. Quella che dovremmo avere anche noi per combatterlo».  

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