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lunedì 27 maggio 2019
 
 

Al via i “corpi civili di pace”

01/01/2014  La buona notizia viene dalla Legge di stabilità: per la prima volta viene finanziata la sperimentazione che prevede l’impiego di 500 giovani in attività di pacificazione nelle zone a rischio di conflitto o ambientale.

Giulio Marcon, deputato di Sel.
Giulio Marcon, deputato di Sel.

Finalmente una buona notizia dalla Legge di stabilità: per il triennio 2014-16, suddivisi equamente per ciascun anno, vengono stanziati 9 milioni di euro per «l’istituzione di un contingente di corpi civili di pace, destinati alla formazione e alla sperimentazione della presenza di 500 giovani volontari da impegnare in azioni di pace non governative nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto o nelle aree di emergenza ambientale».

I Corpi Civili di Pace sono una storica proposta del mondo pacifista e nonviolento italiano e per la prima volta ne viene finanziata una sperimentazione. In particolare, incessantemente dal 1999, la campagna Sbilanciamoci! (vi aderiscono Arci, Beati i Costruttori di Pace, Caritas, Cnca, Ctm, Comunità di Capodarco, Emergency, Legambiente, Mani Tese, Nigrizia, Pax Christi, Rete Lilliput, Wwf e altri) proponeva questo emendamento durante la discussione della Finanziaria.  

Quest’anno, l’approvazione è merito di un’iniziativa dell’onorevole Giulio Marcon, per anni portavoce di Sbilanciamoci! e ora deputato di Sel: il suo emendamento (chiedeva 60 milioni in tre anni), dopo un’iniziale bocciatura in Commissione Bilancio, è stato ridotto nell’importo ma fatto proprio dal Governo. Spiega Marcon: «Corpi Civili di Pace si tratta del nome dato a diverse esperienze che favoriscono la costruzione della pace, come il monitoraggio elettorale, la vicinanza a leader di minoranze perseguitate, la diplomazia dal basso tra comunità diverse, forze di peacekeeping e interposizione nonviolenta in caso di conflitti, aiuti umanitari, attività di riconciliazione. Tutte attività svolte da civili disarmati ma adeguatamente formati, a cui si riconosca il ruolo di Operatori di Pace».

Iniziative di questo genere sono parte della storia del pacifismo italiano fin dagli anni ‘80, in particolare nell’ex Jugoslavia, in Palestina e in America Latina. Nel dicembre 1992, la “Marcia dei 500”, guidati dai vescovi Tonino Bello e Luigi Bettazzi, rompe l’assedio a Sarajevo e, contemporaneamente, si rafforzano gruppi di giornalisti delle diverse etnie che rifiutano la violenza nazionalista. È lo spirito con cui, per esempio, nei Balcani continuano ancora oggi le attività dei Caschi Bianchi e dell’Operazione Colomba, il Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII. Nel 1989-90, l’iniziativa Time for Peace porta a Gerusalemme 1500 pacifisti che organizzano una grande catena umana lungo le mura, incoraggiano i pacifisti locali, sostengono le scuole dei piccoli villaggi e gli obiettori di coscienza israeliani.

A livello europeo, la Commissione e il Parlamento stanno riflettendo su come promuovere questi interventi. In Germania, un apposito Servizio Civile di Pace è già stato istituito dal 1999 e quasi tutti gli altri paesi dell’Ue finanziano interventi di peacebuilding dell’associazionismo e delle chiese tramite fondi della cooperazione. Secondo Marcon, «sarebbero auspicabili dei corpi europei. Va sottolineato, come è presente nella riflessione europea ma non in quella della Nato, che l’intervento civile va tenuto assolutamente indipendente da quello militare, non deve essere subalterno. Il rischio altrimenti è che, come accaduto in alcuni casi in Iraq, serva come accreditamento umanitario per interventi militari».  

Il finanziamento ai Corpi civili di pace rientra per ora all’interno di quello sul Servizio Civile: del resto, una parte dei 3.300 ragazzi che hanno svolto il servizio civile all’estero dal 2001 ad oggi erano impegnati in attività simili. Tuttavia, il gruppo trasversale ai partiti dei “Parlamentari per la pace” sta per presentare una proposta di legge per riconoscere i Corpi Civili di Pace. Nel frattempo, secondo le associazioni disarmiste, pacifiste e nonviolente il risultato è «storico», perché viene per la prima volta riconosciuto e finanziato il ruolo costituzionale della Difesa civile, non armata e nonviolenta  (articolo 52: «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino»).    

 
 
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