Introduzione

La Via Dolorosa si snoda per le stradine della Città Vecchia di Gerusalemme e ci fa ripercorrere il cammino di Gesù dal luogo della sua condanna fino a quello della sua crocifissione e della sua sepoltura, che è anche il luogo della sua risurrezione.

Non è un percorso in mezzo a gente devota e silenziosa. Come al tempo di Gesù, ci troviamo a camminare in un ambiente caotico, disturbato e rumoroso, in mezzo a persone che condividono la fede in Lui, ma anche ad altri che deridono e insultano. Così è la vita di tutti i giorni.

La Via Crucis non è il cammino di chi vive in un mondo asetticamente devoto e di astratto raccoglimento, ma è l’esercizio di chi sa che la fede, la speranza e la carità sono da incarnare nel mondo reale, dove il credente è continuamente sfidato e continuamente deve fare proprio il modo di procedere di Gesù.

San Francesco d’Assisi, del quale ricorre quest’anno l’ottavo centenario della morte, descrive la nostra vita cristiana prendendo in prestito le parole dall’apostolo Pietro: ci ricorda che siamo chiamati a «seguire le orme di Cristo, il quale chiamò amico il suo traditore e si offrì spontaneamente ai suoi crocifissori» (Rnb XXII, 2: FF 56; cfr 1Pt 2,21). Il Poverello ci esorta a fissare lo sguardo su Gesù: «Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore, che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce» (Amm VI: FF 155).

Nel percorrere questa Via Crucis, accogliamo perciò l’invito di san Francesco a fare un cammino sulle orme di Gesù che non sia meramente rituale o intellettuale, ma coinvolga tutta la nostra persona e tutta la nostra vita: «Portate in offerta i vostri corpi e prendete sulle spalle la sua santa croce, e seguite sino alla fine i suoi santissimi comandamenti» (UffPass XV,13: FF 303).

I stazione

Gesù è condannato a morte

Dal Vangelo secondo Giovanni (19,9-11)

[Pilato] entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta.

Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (2 Lfed 28-29: FF 191)

Coloro poi che hanno ricevuto la potestà di giudicare gli altri, esercitino il giudizio con misericordia, così come essi stessi vogliono ottenere misericordia dal Signore; infatti, il giudizio sarà senza misericordia per coloro che non hanno usato misericordia.

Nel tuo colloquio con Pilato, Signore Gesù, tu smascheri ogni umana presunzione di potere. Anche oggi c’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento. Le tue parole al Prefetto romano non lasciano spazio all’ambiguità: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto» (Gv 19,11).

Francesco d’Assisi, che ha semplicemente cercato di seguire le tue orme, ci ricorda che ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla.

Anche ognuno di noi è chiamato a rispondere del potere che esercita nella vita di tutti i giorni. Tu, Gesù, gli dici: Fa’ buon uso del potere che ti è dato e ricordati che qualsiasi cosa tu faccia a un essere umano, specie se piccolo e fragile, lo fai a me. Ed è a me che dovrai risponderne un giorno.

Preghiamo dicendo:

Ricordami, Gesù.

Che tu ti identifichi in ogni persona giudicata:

Ricordami, Gesù.

Che non devo lasciarmi guidare dai pregiudizi:

Ricordami, Gesù.

Che il vero potere è quello dell’amore:

Ricordami, Gesù.

Che la misericordia ha la meglio nel giudizio:

Ricordami, Gesù.

Che il bene va scelto anche quando costa:

Ricordami, Gesù.

II stazione

Gesù è caricato della croce

Dal Vangelo secondo Giovanni (19,14-17)

Era la Parasceve della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?».

Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Golgota.

Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Amm V, 7-8: FF 154)

Anche se tu fossi più bello e più ricco di tutti, e se tu operassi cose mirabili, come scacciare i demoni, tutte queste cose ti sono di ostacolo e nulla ti appartiene, e in esse non ti puoi gloriare per niente; ma in questo possiamo gloriarci, nelle nostre infermità e nel portare sulle spalle ogni giorno la santa croce del Signore nostro Gesù Cristo.

La parola “croce” produce in noi una reazione di rifiuto, piuttosto che di desiderio. È più facile che nasca in noi la tentazione di fuggirla, piuttosto che l’anelito di abbracciarla.

Gesù, sono certo che era così anche quando la croce te l’hanno caricata sulle spalle. Nel Getsemani, infatti, avevi chiesto al Padre di allontanare da te questo calice, pur volendo con tutto te stesso compiere la sua volontà. La croce era il supplizio più orrendo e doloroso, riservato agli schiavi, ai criminali irrecuperabili e ai maledetti da Dio.

Eppure, l’hai abbracciata e portata sulle tue spalle, e poi ti sei lasciato portare da lei. Non perché fosse bella o attraente, ma per amore nostro. Sollevando il suo carico pesante, sapevi che risollevavi noi dal peso del male che ci schiaccia e ti caricavi del peccato che rovina la nostra esistenza. Abbracciando la croce e caricandola sulle tue spalle, abbracciavi la nostra fragilità e ti facevi carico della nostra umanità. Prendevi su di te le nostre schiavitù, i nostri crimini e anche la nostra maledizione.

Liberaci, Gesù, dalla paura della croce. Dacci la grazia di seguirti per la tua stessa via e di non avere altra gloria se non nella tua croce.

Preghiamo dicendo: Liberaci, Signore.

Dal desiderio di gloria umana: Liberaci, Signore.

Dalla tentazione di ignorare chi soffre: Liberaci, Signore.

Dal preoccuparci solo di noi stessi: Liberaci, Signore.

Dal timore di impegnarci nella fedeltà: Liberaci, Signore.

Dalla paura e dal rifiuto della croce: Liberaci, Signore.

III stazione

Gesù cade la prima volta

Dal Vangelo secondo Giovanni (12,24-25)

In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.

Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Amm XXII, 3: FF 172)

Beato il servo che non è veloce a scusarsi e umilmente sopporta la vergogna e la riprensione per un peccato, anche quando non ha commesso colpa.

La tua esistenza, Gesù, è stata un continuo abbassarsi e discendere. Pur essendo Dio, ti sei spogliato per farti uomo. Da ricco che eri ti sei fatto povero. E giunto al termine della tua missione, mentre portavi sulle spalle il peso dell’umanità intera, sei caduto sulle dure pietre della Via Dolorosa, la via che i condannati a morte percorrevano davanti alla gente di Gerusalemme, che accorreva come a uno spettacolo.

È l’anticipo di un abbassamento ancora più profondo: la discesa nel regno degli inferi, la caduta nel mistero della morte, dove tutti noi cadiamo al termine di questa vita terrena. La tua, però, è la caduta in terra del chicco di grano, che è disposto a morire per portare frutto.

Aiuta anche noi a scegliere di stare in basso, ai piedi degli altri, piuttosto che cercare di stare in alto e dominarli. Aiutaci ad apprendere la via dell’umiltà anche dall’esperienza delle nostre cadute e umiliazioni, e a saper sopportare in pace le offese e le ingiustizie subite.

Fa’ che ti sentiamo vicino, proprio e soprattutto quando cadiamo, talmente vicino da accorgerci che sei tu a rialzarci e rimetterci in cammino. E fa’ che anche noi impariamo a fidarci della terra, come il chicco di grano, sapendo che la morte, grazie a te, è il grembo della vita eterna.

Preghiamo dicendo: Rialzaci, Gesù.

Quando cadiamo per la nostra fragilità: Rialzaci, Gesù.

Quando cadiamo perché qualcuno ci fa cadere: Rialzaci, Gesù.

Quando cadiamo per scelte sbagliate: Rialzaci, Gesù.

Quando cadiamo nella disperazione: Rialzaci, Gesù.

Quando cadiamo nel mistero della morte: Rialzaci, Gesù.

IV stazione

Gesù incontra sua Madre

Dal Vangelo secondo Giovanni (19,25-27)

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Cleopa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Rb VI, 8: FF 91)

Ciascuno manifesti all’altro con sicurezza le sue necessità, poiché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, quanto più premurosamente uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale?

È normale che la madre ci sia all’inizio della nostra esistenza. Non è normale che la madre ci stia accanto quando è l’ora di morire, perché vuol dire che la vita ci è stata strappata: da una malattia, da un incidente, dalla violenza, dalla disperazione. Maria, la donna dalla quale tu, Gesù, sei stato generato, ti è accanto anche nel tuo cammino verso il Calvario e sta con te sotto la croce.

Tu le chiedi di generare ancora e di continuare ad essere madre del discepolo amato, di ognuno di noi, della Chiesa, di questa nuova umanità che sta nascendo proprio nell’ora in cui doni la vita e muori. Nell’ora più solenne della tua missione e prima di portare tutto a compimento, chiedi anzitutto a lei di accogliere ciascuno di noi; e solo dopo chiedi a noi di accogliere lei. Perché la Madre precede sempre. Alle nozze di Cana aveva preceduto perfino te.

O Maria, abbi uno sguardo di tenerezza per ciascuno di noi, ma soprattutto per le tante, troppe madri che ancora oggi, come te, vedono i propri figli arrestati, torturati, condannati, uccisi. Abbi uno sguardo di tenerezza per le madri che vengono svegliate nel cuore della notte da una notizia straziante, e per quelle che vegliano in ospedale un figlio che si sta spegnendo. E a noi dona un cuore materno, per comprendere e condividere la sofferenza altrui, e imparare, anche in questo modo, cosa vuol dire amare.

Preghiamo dicendo: Consola, o Madre.

Le madri che hanno perso i propri figli: Consola, o Madre.

Gli orfani, specie a causa delle guerre: Consola, o Madre.

I migranti, gli sfollati e i rifugiati: Consola, o Madre.

Coloro che subiscono tortura e ingiusta pena: Consola, o Madre.

I disperati che hanno perso il senso della vita: Consola, o Madre.

Coloro che muoiono soli: Consola, o Madre.

V stazione

Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la croce

Dal Vangelo secondo Marco (15,21)

Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo.

Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Amm XVIII,1: FF 167)

Beato l’uomo che offre un sostegno al suo prossimo per la sua fragilità, in quelle cose in cui vorrebbe essere sostenuto da lui, se si trovasse in un caso simile.

Simone di Cirene non era un volontario. Non si prese volontariamente cura di te, Gesù, per darti una mano a portare la croce. Probabilmente sapeva a malapena chi eri. Eppure, aiutandoti a portare la croce, qualcosa dentro di lui è cambiato, al punto che trasmetterà ai suoi figli, Alessandro e Rufo, il significato profondo di quel cammino fatto assieme a te, e loro diventeranno testimoni della tua Pasqua nella prima comunità cristiana.

Anche oggi ci sono tante persone che scelgono di fare qualcosa di buono per gli altri in ogni parte del mondo. Ci sono migliaia di volontari che, in situazioni estreme, rischiano la vita per soccorrere chi ha bisogno di cibo, di istruzione, di cure mediche, di giustizia. Molti di loro non credono nemmeno in te, eppure – anche se inconsapevolmente – ti aiutano ancora a portare la croce e, mentre si prendono cura di altre persone in carne e ossa, stanno in realtà – ancora una volta – prendendosi cura di te.

Fa’ o Signore, che anche noi impariamo a offrire al nostro prossimo quel sostegno che vorremmo fosse offerto a noi, qualora ci trovassimo nella stessa situazione. Aiutaci a essere persone empatiche e compassionevoli, non a parole ma coi fatti e nella verità.

Preghiamo dicendo: Rendici attenti, Signore.

Alle persone che incontriamo: Rendici attenti, Signore.

Ai poveri, ai sofferenti e agli scartati: Rendici attenti, Signore.

A chi rimane solo e senza cura: Rendici attenti, Signore.

A chi rimane indietro e cade: Rendici attenti, Signore.

A chi non trova ascolto: Rendici attenti, Signore.

VI stazione

La Veronica asciuga il volto di Gesù

Dal Vangelo secondo Giovanni (12,20-21)

Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».

Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Pat 4: FF 269)

Venga il tuo regno: affinché tu regni in noi per mezzo della grazia e ci faccia giungere nel tuo regno, dove la visione di te è senza veli, l’amore di te è perfetto, la comunione con te è beata, il godimento di te senza fine.

Quello che i Salmi avevano cantato come «il più bello tra i figli dell’uomo» (Sal 45,3), ora ha invece i tratti del Servo sofferente profetizzato da Isaia, che «non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere» (Is 53,2).

Veronica è la custode della tua immagine, Gesù. Ha potuto ottenerla grazie a quel gesto di carità: asciugare il tuo volto coperto di sangue e di polvere. Veronica non ci trasmette la memoria di un’immagine in posa, ma quella dell’uomo dei dolori, che ci ha risanati per mezzo delle sue stesse piaghe.

Aiutaci, Gesù, a coltivare il desiderio di vedere il tuo volto. Donaci la grazia che hai concesso agli Apostoli di vederti luminoso e trasfigurato. Ma aiutaci soprattutto ad avere l’occhio attento di Veronica, che ti sa riconoscere anche nella tua bellezza sfigurata. E rendici capaci di asciugare, oggi, il tuo volto, ancora coperto di polvere e sangue, deturpato da ogni atto che calpesta la dignità di una qualsiasi persona umana.

Preghiamo dicendo: Aiutaci a riconoscerti, Gesù.

Quando il tuo volto è sfigurato: Aiutaci a riconoscerti, Gesù.

In ogni persona condannata dai pregiudizi: Aiutaci a riconoscerti, Gesù.

Nel povero privato della sua dignità: Aiutaci a riconoscerti, Gesù.

Nelle donne vittime di tratta e ridotte in schiavitù: Aiutaci a riconoscerti, Gesù.

Nei bambini ai quali è stata rubata l’infanzia e

compromesso il futuro: Aiutaci a riconoscerti, Gesù.

VII stazione

Gesù cade per la seconda volta

Dal Vangelo secondo Giovanni (13,3-5)

Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.

Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Rnb V, 13-14: FF 20)

Nessun fratello faccia del male o dica del male a un altro; ma piuttosto, per la carità che viene dallo Spirito, di buon volere si servano e si obbediscano vicendevolmente.

Tutta la tua vita, Gesù, è stata un continuo chinarti e abbassarti. Quando hai lavato i piedi ai discepoli, nell’ultima cena, hai lasciato un esempio, un insegnamento e una profezia: l’esempio del servizio, l’insegnamento dell’amore fraterno e la profezia del donare la vita. Francesco d’Assisi era rimasto così profondamente colpito da questo tuo abbassarti che ha voluto raccomandare a noi di lavarci i piedi reciprocamente, cioè di essere sempre pronti al servizio dei propri fratelli. E ha voluto che questo stesso vangelo gli venisse letto la sera del 3 ottobre di otto secoli fa, poco prima di morire.

Nel tuo amarci fino alla fine, fino a dare la tua vita per noi, è già contenuta anche la profezia della tua risurrezione, perché un amore così grande è più forte della morte. Un amore così grande rivela il senso ultimo dell’amare: portarci nella vita stessa di Dio.

Quando cadi, Gesù, lo fai per rialzarci dalle nostre cadute. Quando cadi lo fai per risollevare chi è schiacciato a terra dall’ingiustizia, dalla menzogna, da ogni forma di sfruttamento e da ogni tipo di violenza, dalla miseria prodotta da un’economia finalizzata al profitto individuale anziché al bene comune. Quando cadi lo fai per rialzare anche me.

Preghiamo dicendo: Rialzaci, Signore.

Quando i nostri errori ci schiacciano: Rialzaci, Signore.

Quando il peso della responsabilità ci opprime: Rialzaci, Signore.

Quando cadiamo nella depressione: Rialzaci, Signore.

Quando veniamo meno alle nostre scelte: Rialzaci, Signore.

Quando veniamo risucchiati da una dipendenza: Rialzaci, Signore.

VIII stazione

Gesù incontra le donne di Gerusalemme

Dal Vangelo secondo Luca (23,27-31)

Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».

Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Pater 5: FF 270)

Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra: affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando te; con tutta l’anima, sempre desiderando te; con tutta la mente, indirizzando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore; e con tutte le nostre forze, spendendo tutte le nostre energie e i sensi dell’anima e del corpo in offerta di lode al tuo amore e non per altro; e affinché amiamo i nostri prossimi come noi stessi, attirando tutti secondo le nostre forze al tuo amore, godendo dei beni altrui come fossero nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando alcuna offesa a nessuno.

Le donne, Gesù, ti hanno sempre seguito e assistito, dall’inizio della tua predicazione. Ci sono anche adesso, anche sotto la croce. Dove c’è una sofferenza o un bisogno, le donne ci sono: negli ospedali e nelle case di riposo, nelle comunità terapeutiche e di accoglienza, nelle case-famiglia con i minori più fragili, negli avamposti più sperduti della missione ad aprire scuole e dispensari, nelle zone di guerra e di conflitto per soccorrere i feriti e consolare i sopravvissuti.

Le donne ti hanno preso sul serio; hanno preso sul serio anche queste tue parole dure: da secoli piangono su sé stesse e sui propri figli: portati via e incarcerati durante una manifestazione, deportati da politiche prive di compassione, naufragati in disperati viaggi della speranza, falcidiati nelle zone di guerra, annientati nei campi di sterminio.

Le donne continuano a piangere. Dona anche ad ognuno di noi, Signore, un cuore compassionevole, un cuore materno, e la capacità di sentire nostra la sofferenza altrui. Donaci ancora lacrime, Signore, per non dissolvere la nostra coscienza nelle nebbie dell’indifferenza e continuare a rimanere umani.

Preghiamo dicendo: Donaci lacrime, Signore.

Per piangere sui disastri delle guerre: Donaci lacrime, Signore

Per piangere sui massacri e i genocidi: Donaci lacrime, Signore.

Per piangere con le madri e con le mogli: Donaci lacrime, Signore.

Per piangere sul cinismo dei prepotenti: Donaci lacrime, Signore.

Per piangere sulla nostra indifferenza: Donaci lacrime, Signore.

IX stazione

Gesù cade per la terza volta

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,6-7)

Disse Gesù [a Tommaso]: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Rnb XXIII, 3: FF 64)

Ti rendiamo grazie, perché come tu ci hai creato per mezzo del tuo Figlio, così per il santo tuo amore, con il quale ci hai amato, hai fatto nascere lo stesso vero Dio e vero uomo dalla gloriosa sempre vergine beatissima santa Maria, e per la croce, il sangue e la morte di lui ci hai voluto redimere dalla schiavitù.

Tu che «per noi sei nato lungo la via» (S. Francesco, UffPass XV,7: FF 303), adesso, per la terza volta cadi sulla via dolorosa che ti porta al Calvario.

La tua triplice caduta ci ricorda che non esiste una nostra caduta nella quale tu non sia accanto a noi. Sì, perché tu sei accanto a noi in ogni nostra fragilità, e ci puoi e ci vuoi risollevare da ogni nostra caduta, perché vuoi che assieme a te ognuno di noi possa giungere al Padre e trovare la vita, quella vera, quella eterna, quella che niente e nessuno ci potrà più strappare.

Nel cammino sulle tue orme non importa quante volte cadiamo, importa solo che Tu ci sei accanto e sei disposto a risollevarci una volta ancora, innumerevoli volte, perché il tuo amore, il tuo perdono, la tua misericordia sono infinitamente più grandi della nostra fragilità. Sostienici nella nostra incredulità e dacci la grazia di credere che ci puoi rialzare.

Preghiamo dicendo: Serviti di noi, Gesù.

Per rialzare tutti coloro che cadono: Serviti di noi, Gesù.

Per rialzare quelli che rimangono a terra: Serviti di noi, Gesù.

Per rialzare le persone più fragili: Serviti di noi, Gesù.

Per rialzare quelli che pensiamo “se la siano cercata”: Serviti di noi, Gesù.

Per rialzare coloro che sembrano irrecuperabili: Serviti di noi, Gesù.

X stazione

Gesù è spogliato delle vesti

Dal Vangelo secondo Giovanni (19,23-24)

I soldati, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte. E i soldati fecero così.

Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (LOrd, 28-29: FF 221)

Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, e aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché tutti e per intero vi accolga Colui che tutto a voi si offre.

Tu stesso, Gesù, avevi scelto di spogliarti della gloria divina per rivestire «la vera carne della nostra umanità e fragilità» (S. Francesco, 2 Lfed 4: FF 181). E adesso ti vengono strappati i vestiti di dosso, nel crudele tentativo di umiliarti e spogliarti anche della tua umana dignità.

È un tentativo che si ripete continuamente anche ai nostri giorni. Lo praticano i regimi autoritari quando costringono i prigionieri a rimanere seminudi in una cella spoglia o in un cortile.

Lo praticano i torturatori che non si limitano a strappare le vesti, ma strappano anche la pelle e le carni. Lo praticano coloro che autorizzano e utilizzano forme di perquisizione e controllo che non rispettano la dignità della persona. Lo praticano gli stupratori e gli abusatori, che trattano le vittime come cose. Lo pratica l’industria dello spettacolo, quando ostenta la nudità per guadagnare qualche spettatore in più. Lo pratica il mondo dell’informazione, quando denuda le persone davanti all’opinione pubblica. E talvolta lo facciamo anche noi, con la nostra curiosità che non rispetta né il pudore, né l’intimità, né la riservatezza degli altri.

Ricordaci, Signore, che ogni volta che non riconosciamo la dignità altrui si offusca la nostra, e ogni volta che approviamo o pratichiamo un comportamento disumano verso qualsiasi essere umano, siamo noi stessi a diventare meno umani.

Preghiamo dicendo: Rivestici, Gesù.

Della tua infinita umiltà: Rivestici, Gesù.

Del rispetto per ogni essere umano: Rivestici, Gesù.

Del sentimento della compassione: Rivestici, Gesù.

Di un rinnovato senso del pudore: Rivestici, Gesù.

Della forza per difendere la dignità di ogni persona: Rivestici, Gesù.

XI stazione

Gesù è inchiodato sulla croce

Dal Vangelo secondo Giovanni (19,17-19)

Portando la croce, [Gesù] si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Golgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».

Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Cant 23-26: FF 263)

Laudato si’, mi’ Signore, / per quelli ke perdonano per lo Tuo amore / e sostengo infirmitate e tribulazione. / Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace, / ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Inchiodato sulla croce come un malfattore, ma con un titolo che rivela la tua regalità, o Gesù, tu ci mostri qual è l’autentico potere. Non quello di chi ritiene di poter disporre della vita altrui nel dare la morte, ma quello di chi realmente può vincere la morte dando la vita e può dare la vita anche accettando la morte. Tu manifesti che il potere autentico non è quello di chi usa la forza e la violenza per imporsi, ma quello di chi è capace di prendere su di sé il male dell’umanità, il nostro, il mio; e annullarlo con la potenza dell’amore che si manifesta nel perdono. Tu sei Re e regni dalla croce: non ti servi dell’apparente potenza degli eserciti, ma dell’apparente impotenza dell’amore, che si lascia inchiodare. Tu sei Re e la tua croce diventa l’asse attorno al quale ruotano la storia e l’intero universo, per non precipitare nell’inferno dell’incapacità di amare.

Tu, Re crocifisso, ci ricordi che, se vogliamo essere partecipi della tua regalità, dobbiamo anche noi imparare a perdonare per amore tuo e a sostenere in pace le difficoltà della vita, perché a vincere non è l’amore per la forza, ma la forza dell’amore.

Preghiamo dicendo: Insegnaci ad amare.

Quando subiamo un’ingiustizia: Insegnaci ad amare.

Quando desideriamo vendetta: Insegnaci ad amare.

Quando siamo tentati dalla violenza: Insegnaci ad amare.

Quando riteniamo impossibile il perdono: Insegnaci ad amare.

Quando ci sentiamo crocifissi: Insegnaci ad amare.

XII stazione

Gesù muore sulla croce

Dal Vangelo secondo Giovanni (19,28-30)

Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (2Lfed 11-13: FF 184)

E la volontà del Padre suo fu questa, che il suo figlio benedetto e glorioso, che egli ci ha donato ed è nato per noi, offrisse se stesso, mediante il proprio sangue, come sacrificio e vittima sull’altare della croce, non per sé, poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, ma in espiazione dei nostri peccati, lasciando a noi l’esempio perché ne seguiamo le orme.

«È compiuto». Non vuol dire che è tutto finito, ma che il motivo per cui tu, Gesù, ti sei fatto uno di noi è stato portato al suo termine: hai adempiuto la missione che il Padre ti ha affidato e ora puoi tornare a Lui e portare noi con te.

Da ora in poi sappiamo che lasciandoci attirare da te, alzando verso di te il nostro sguardo, ci troviamo davanti a Colui che ci riconcilia, che estingue il nostro “debito”, che ci introduce nel

Santuario che è la vita stessa di Dio. Ci troviamo davanti a Colui che, realizzando il fine dell’incarnazione, dà a noi la possibilità di realizzare il senso profondo della nostra stessa vita: diventare figli di Dio, essere il capolavoro di Dio.

Aiutaci, Signore, ad accogliere il dono dello Spirito Santo, che hai effuso su di noi già nell’ora della tua morte in croce, e fa’ che con te, anche noi, possiamo passare da questo mondo al Padre.

Preghiamo dicendo: Donaci il tuo Spirito, Signore.

Perché diventiamo nuove creature e viviamo in Dio: Donaci il tuo Spirito, Signore.

Perché sperimentiamo che il nostro debito è cancellato: Donaci il tuo Spirito, Signore.

Perché possiamo pregare “Abbà, Padre”: Donaci il tuo Spirito, Signore.

Perché accogliamo ogni persona come fratello e sorella: Donaci il tuo Spirito, Signore.

Perché scopriamo il senso ultimo della vita: Donaci il tuo Spirito, Signore.

XIII stazione

Gesù è deposto dalla croce

Dal Vangelo secondo Giovanni (19,38-39)

Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe.

Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (Cant 27-31: FF 263)

Laudato si’, mi’ Signore, / per sora nostra Morte corporale, / da la quale nullu homo vivente po’ skappare: / guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; / beati quelli ke trovarà ne le Tue santissime voluntati, / ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Gesù è appena morto, e la sua morte comincia già a dare i primi frutti. Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, che erano discepoli di Gesù, ma di nascosto, perché avevano paura di esporsi, adesso trovano il coraggio di andare da Pilato a chiedere il suo corpo. Compiono così un gesto di umana pietà, quello di togliere dalla croce un condannato e seppellirlo con dignità e decoro.

Non dovrebbero mai esserci cadaveri non restituiti e insepolti: non dovrebbero mai le madri, i parenti e gli amici dei condannati essere costretti a umiliarsi davanti all’autorità per vedersi restituire i resti martoriati di un proprio congiunto. Anche il corpo di un morto conserva la dignità della persona e non può essere vilipeso, o occultato, o distrutto, o non restituito, o sprovvisto di regolare sepoltura.

Non solo il corpo della persona perbene, ma perfino il corpo di un criminale merita rispetto. O Gesù, tu sei stato ingiustamente catturato, torturato, giudicato, condannato e ucciso, ma il tuo corpo è stato restituito e onorato; fa’ che il nostro tempo, che ha perso il rispetto per i vivi, mantenga almeno quello per i morti.

Preghiamo dicendo: Insegnaci la pietà.

Per sentire la sofferenza dei carcerati: Insegnaci la pietà.

Per essere solidali con i prigionieri politici: Insegnaci la pietà.

Per comprendere i familiari degli ostaggi: Insegnaci la pietà.

Per piangere i morti sotto le macerie: Insegnaci la pietà.

Per avere rispetto di tutti i defunti: Insegnaci la pietà.

XIV stazione

Gesù è deposto nel sepolcro

Dal Vangelo secondo Giovanni (19,40-42)

[Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo] presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

Dagli scritti di san Francesco d’Assisi (2Lfed 61-62: FF 202)

A colui che tanto patì per noi, che tanti beni ha elargito e ci elargirà in futuro, a Dio, ogni creatura che è nei cieli, sulla terra, nel mare e negli abissi renda lode, gloria, onore e benedizione, poiché egli è la nostra virtù e la nostra fortezza, lui che solo è buono, solo altissimo, solo onnipotente, ammirabile, glorioso e solo è santo, degno di lode e benedetto per gli infiniti secoli dei secoli. Amen.

Tutto è iniziato in un giardino, l’Eden, che i progenitori ricevettero in dono e in custodia, e dal quale furono esiliati per non essersi fidati di Dio. Tutto ricomincia in un giardino, dove Gesù fu sepolto e dove risuscitò: luogo in cui la vecchia creazione fragile e mortale si trasforma in nuova creazione, che partecipa alla vita stessa di Dio. Questo luogo è la porta attraverso la quale Gesù è disceso agli inferi ed è l’ingresso del Paradiso, non più terrestre e temporaneo, ma celeste e definitivo. Questo è il luogo dell’ultimo gesto di pietà e delle ultime lacrime versate sul corpo del Cristo morto.

È il luogo del primo incontro con Lui Risorto, ormai vivente per sempre, riconoscibile solo quando ci chiama per nome o ci apre gli occhi, e impossibile da trattenere. Il luogo in cui Maria di Magdala riceve il mandato di annunciare che la morte è vinta perché Gesù di Nazareth ora è risorto, è il Signore, è il Vivente che non può più morire.

Da allora anche noi veniamo sepolti – grazie al Battesimo – insieme a Gesù, in quel medesimo giardino, con la speranza certa che Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai nostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in noi (cfr Rm 8,11). Ti rendiamo grazie, Signore, perché hai dato fondamento certo alla nostra speranza di vita eterna.

Preghiamo dicendo: Vieni, Signore Gesù.

A camminare ancora con noi nel Giardino: Vieni, Signore Gesù.

Ad asciugare le lacrime dai nostri occhi: Vieni, Signore Gesù.

A donarci una speranza certa: Vieni, Signore Gesù.

A ribaltare la pietra che ci schiaccia il cuore: Vieni, Signore Gesù.

A farci intravedere il Paradiso: Vieni, Signore Gesù.

SANTO PADRE:

Invocazione conclusiva e benedizione

Al termine di questa Via Crucis, facciamo nostra la preghiera con la quale san Francesco ci invita a vivere la nostra vita come un cammino di progressivo coinvolgimento nella relazione di amore che unisce il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio, concedi a noi miseri di fare, per tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e per tua sola grazia, giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nella Unità semplice vivi e regni e sei glorificato, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen (LOrd 50-52: FF 233).

Concludiamo con l’antica benedizione biblica (cfr Nm 6,24-26), con la quale san Francesco era solito benedire i frati e tutta la gente, al punto che è diventata la “sua” benedizione (cfr BfL: FF 262).

Il Signore sia con voi.

℟. E con il tuo spirito.

Il Signore vi benedica e vi custodisca.

℟. Amen.

Faccia risplendere per voi il suo volto e vi faccia grazia.

℟. Amen.

Rivolga a voi il suo volto e vi conceda la sua pace.

℟. Amen.

E la benedizione di Dio onnipotente,

Padre ✠ e Figlio ✠ e Spirito ✠ Santo,

discenda su di voi e con voi rimanga sempre.

℟. Amen.