Durante la seconda settimana del Festival di Cannes 2023 era uscito il sole, dopo una pioggia torrenziale. Il garrito dei gabbiani si mescolava alla musica a tutto volume sul red carpet. Sulla terrazza del “Palais”, Wim Wenders ci aspettava tranquillo. Abito scuro, espressione soddisfatta: il suo Perfect Days è stato tra i titoli più apprezzati in concorso e l’attore Koji Yakusho ha vinto il premio come miglior attore.

Cultura e spettacoli

La felicità nelle piccole cose

La felicità nelle piccole cose
La felicità nelle piccole cose

Il film si concentra su Hirayama, un sessantenne giapponese che pulisce i bagni pubblici. È attento ai dettagli, ama ascoltare le sue audiocassette, segue una routine precisa. Non parla quasi con nessuno, fino a quando fa un incontro speciale.

Il regista Wim Wenders (EPA)

«Amo il rock’n’roll, il ritmo, è il mio stile di vita. Ci sono tanti momenti di malinconia, ma noi dobbiamo puntare sulla felicità. E sul cambiamento. Dobbiamo saperci ascoltare, migliorare, e soprattutto ringraziare per quello che abbiamo. Il domani è incerto e potrebbe non essere luminoso. Quindi bisogna cogliere l’attimo, appassionarsi alle piccole cose. Le parole, come i silenzi, hanno un valore profondo, da non trascurare. Crediamo di essere padroni di una società fondata sull’accumulo: così rischiamo di ignorare le sfumature, che sono meravigliose», spiega Wenders.

Quindi qual è la chiave?

«Non focalizzarci su ciò che non possediamo, ma sorridere per ciò che possiamo abbracciare, toccare. Come il protagonista, anche io uso ancora le audiocassette. Mi piace camminare ascoltando la musica, a Tokyo o in qualsiasi città mi trovi. Una volta era una tecnologia all’avanguardia, adesso purtroppo è tutto in Rete. Ogni canzone è una lettera che parla alle nostre anime, che chiede di essere scelta e assecondata. Questo non significa che auspico un ritorno al passato, ma ciò che è stato ha comunque un suo fascino e può insegnarci tanto».

È anche per questo che Hirayama sceglie spesso il silenzio?

«Lui ha trovato l’equilibrio, ed è quello che dovremmo fare anche noi. Sa come esprimersi e quando farlo. Solo attraverso la pace, la quiete, siamo in grado di riflettere su noi stessi. Il rumore stordisce e non permette di andare avanti».

Come deve essere il suo “giorno perfetto”?

«Lo era ieri, lo è oggi e lo sarà domani. Mi alzo presto, guardo l’alba, mi immergo nel cinema. Sono indisciplinato, però sento la necessità di una routine che sappia stupirmi. Adatto le mie abitudini alla situazione in cui sono. Provo ad andare oltre l’apparenza, a scavare, ad analizzare nuovi significati. Studio le città, colgo le mutazioni. Faccio attenzione ai sentimenti, alle emozioni di chi incontro. Siamo in un’epoca complessa, dobbiamo aiutarci a vicenda. Ogni giorno è diverso dall’altro, ma anche se fossero tutti uguali dovremmo sempre inseguire la perfezione. E quella perfezione la si può raggiungere solo soffermandosi su ciò che è “invisibile”».

A chi si riferisce?

«Ai senzatetto, a chi ha meno. Loro abitano nelle strade, si rivolgono a noi con occhi tristi, spenti. È nostro compito non ignorarli. Dormivano vicino ai bagni pubblici, dove spesso giravamo. Mi fermavo a parlare con loro, mi raccontavano la loro storia. Ci sono tanti sogni infranti, orizzonti spezzati. Uno di loro in particolare era un uomo bellissimo, era stato un ballerino. Si muoveva con grazia tra gli alberi, aveva un modo di camminare non comune. Spesso pensiamo che siano sporchi, ma non è così. In Giappone si lavano nei bagni pubblici e si preoccupano anche che restino in buone condizioni. Il nostro errore è ignorarli. A Los Angeles tra loro ho incontrato un professore universitario. A volte l’esistenza segue vie misteriose e porta ad abitare per strada. Ma non bisogna mai dimenticare il rispetto».

Che cosa pensa del futuro?

«Sono un ottimista convinto. Con il pessimismo si distrugge e non si costruisce. Ogni istante è prezioso. Non ci può essere spazio per l’odio, per il rifiuto. È importante avere del tempo per le nostre passioni, per arricchire lo spirito. Sono un collezionista, conservo qualsiasi cosa: libri, pietre colorate… Quando mi sono trasferito, ho dovuto buttare molte cose. Ma me ne sono separato col sorriso, perché non dobbiamo attaccarci a ciò che è concreto».