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mercoledì 21 agosto 2019
 
L'intervista
 
Credere

Alessandro Zaccuri: «Gesù? Il più grande narratore»

08/08/2019  Il giornalista di Avvenire ha fatto della passione per i libri una professione. E con la moglie ha ideato un'iniziativa che abbina letteratura e solidarietà. Nella foto: Alessandro Zaccuri, 56 anni, con la moglie, Patrizia Bacchetta, 54 (foto di Fabrizio Annibali)

«A casa vengo preso in giro, perché ogni giorno mi preparo la cartella... quaderno, matita, gomma, il libro che sto leggendo... è come se continuassi ad andare a scuola preparandomi per un enorme compito di classe!». Scherza, Alessandro Zaccuri, ma vive come un privilegio l’aver potuto trasformare la passione per la letteratura in un mestiere, grazie al giornalismo. Un privilegio che qualche tempo fa ha voluto condividere con un progetto di “letteratura solidale” pensato con la moglie Patrizia, volontaria nella Caritas parrocchiale a Sant’Antonio Maria Zaccaria, periferia di Milano. Il progetto #comenonletto era un ciclo di serate di avvicinamento a un classico della letteratura, quei libri da cui si sta alla larga perché intimoriscono o si presume di sapere già cosa raccontano. Biglietto d’ingresso? Pannolini o generi di prima necessità da regalare alle famiglie bisognose. In chiusura, la condivisione di un bicchiere tutti insieme. «Sulle esperienze fondamentali dell’esistenza umana ne sappiamo tutti allo stesso modo», aggiunge Zaccuri, «ma quando trovo nei libri, film e opere d’arte una formulazione in cui mi riconosco e che mi pare possa avere un valore universale, mi piace condividerla. Riscopriamo il valore della cultura non come proprietà, ma come condivisione, come occasione per capirsi e incontrarsi».

Leggere non è qualcosa da solitari?

«Credo nel valore del racconto come veicolo di esperienze. Quando due persone conoscono lo stesso racconto possono incontrarsi e riconoscersi su come è stata formulata un’emozione. La lettura è anche un’esperienza di comunità: penso alla “comunità invisibile” dei fans di un autore che “appare” ai Festival della letteratura. Anche i cristiani sono una comunità di lettori. Gesù stesso è un narratore che annuncia il regno di Dio attraverso racconti. Perché qualcosa entri nella vita delle persone, non c’è ancora strumento più efficace del racconto».

E nella vita di famiglia? Succede lo stesso?

«Sì. Quello che passa non è il precetto, ma ciò che viene condiviso attraverso il racconto. Mio padre è stato il mio primo narratore, mi leggeva i fumetti e mi raccontava i finali dei film a cui non avevo potuto assistere (alle 10, a letto!). Non era un lettore fortissimo, ma la Bibbia l’aveva letta. Era un appassionato di arte e mi ha trasmesso questo valore. Così anche nella nostra famiglia usiamo il linguaggio delle immagini, con attenzione all’arte contemporanea, e visitiamo ancora qualche mostra con i figli quando ce n’è l’occasione. Questo ci ha aiutati nella sfida educativa, che consiste prima di tutto nel tenere viva la relazione».

Nel tuo lavoro ti dedichi tanto ai libri classici che a quelli “di consumo”. Predilezioni? Classico o pop?

«Mi interessa ciò che dura, ma non dimentichiamo che tante opere oggi “classiche” al loro tempo furono molto popolari, come Shakespeare, Dante o Manzoni! Oggi i classici hanno bisogno di essere spogliati dalla sovrastruttura che li copre, mentre nella letteratura di consumo bisogna cercare un nucleo resistente, capace di toccare qualcosa di originario. Le opere di successo – ne sono convinto – sono quelle che toccano quattro corde che ci interessano tutti: l’amore, la morte, il desiderio e la perdita».

Vale anche per i Vangeli?

«Sono temi che toccano continuamente. I Vangeli sono libri che hanno una “economia narrativa” straordinaria... dicono così tanto con così poco! E se c’è una cosa che la letteratura può fare davvero, nella dimensione di cambiare il mondo, è educare all’attenzione. Simone Weil diceva che l’attenzione è la prima forma di preghiera... e la preghiera non è altro che attenzione. Anche la lettura può essere una grande scuola di attenzione e può accadere che un libro cambi la nostra percezione del mondo».

Nel tuo ultimo libro, Nel nome, parli di Maria di Nazaret. Ma non solo di lei...

«“Maria” era un nome molto comune nella Palestina del primo secolo, e infatti nei Vangeli non compare solo la madre di Gesù, ma anche Maria di Magdala e Maria di Cleofa. Mi sono riappropriato della storia di ciascuna di loro, ho cercato di scoprire che in quei nomi non c’era solo una promessa di bene, ma un bene compiuto. C’è poi un motivo autobiografico. “Maria” era il secondo nome di mia madre, Anna Maria, di cui ho vissuto la malattia e la morte quando ero ventenne... finora avevo affrontato il rapporto padri-figli, e ho sentito che era il momento per parlare di lei. Così ne è uscito un racconto personale e intimo, dove le storie di tante “Maria” si incontrano».

Qual è il tuo rapporto con la Madonna, nel quotidiano?

«L’Ave Maria, preghiera d’intercessione per eccellenza, è quotidiana in casa nostra. Spesso io e Patrizia preghiamo il Rosario, che ha in sé la dimensione della ripetizione, del lasciarsi accompagnare e anche cullare».

Ci sono alcuni luoghi mariani a cui sei più legato?

«Il santuario della Madonna di San Luca, a Bologna, dove abbiamo fatto un piccolo pellegrinaggio alcuni anni fa. La chiesa greco-ortodossa di San Gabriele, a Nazaret. E poi la cappella di Ronchamp, costruita da Le Corbusier, dove il difficile rapporto tra arte contemporanea e “sacro” è avvenuto in maniera felice. Attraverso l’esperienza della bellezza è possibile creare luoghi in cui ci accorgiamo che nell’umanità c’è sempre l’attesa di “qualcosa in più”. Un’attesa che appartiene a ogni uomo, e che il cristianesimo compie».

Libri a parte, quali sono stati i tuoi maestri spirituali in carne e ossa?

«Molto importante è stato don Carlo Calori, prete di Milano e poeta che nell’adolescenza e prima giovinezza ha accompagnato e invogliato le mie ambizioni di letterato in erba. Oggi? Due sacerdoti ambrosiani che sanno leggere la Parola di Dio come qualcosa di vivo: don Luigi Galli, che ci ha accompagnati come padre spirituale di coppia, e don Matteo Dal Santo, che ha un grande talento di predicatore e una profonda intelligenza spirituale. E c’è pure un quarto maestro: lo scrittore Ferruccio Parazzoli. Quando devo spingermi sul versante problematico dell’esperienza cristiana, lui è una figura di riferimento».

Il libro

Si intitola Nel nome il nuovo libro di Alessandro Zaccuri pubblicato da NN Editore (163 pagine, 14 euro). Uscito nel maggio 2019, il testo è costruito intorno al nome più presente nella Sacra Scrittura: Maria.

Nell'immagine qui a fianco la copertina del volume

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