A dimostrazione del fatto che Famiglia Cristiana ha a cuore da sempre i temi etici e, in modo particolare, la salvaguardia della famiglia tradizionale, riproponiamo una recente intervista (pubblicata il 26 giugno 2013) a Padre Luigi Lorenzetti, che illustra le differenze tra il matrimonio tra un uomo e una donna e le unioni tra omosessuali.

Chiediamo a padre Luigi Lorenzetti, teologo moralista, un commento riguardo la decisione della Corte suprema di Washington di bocciare la legge federale che definisce matrimonio solo quello eterosessuale.

«Voglio sottolineare che è doveroso superare antichi pregiudizi che hanno relegato l’omosessuale nell’ambito del peccato, della perversione, della follia e della malattia. Occorre però senso critico per distinguere le giuste rivendicazioni da quelle ideologiche, come il diritto al matrimonio e all’adozione. Il matrimonio tra uomo e donna, che fonda la famiglia, è un’altra realtà.  Non giova a nessuno - nemmeno ai gay e alle lesbiche - confondere realtà che sono oggettivamente diverse. Altra cosa è, invece, aggiornare il codice civile per riconoscere i diritti individuali dei conviventi, come garantire l’assistenza sanitaria in caso di malattia, la reversibilità della pensione, la successione nella locazione della casa, ecc». 

- E per quanto riguarda le adozioni?
«Il criterio primario da seguire non è il desiderio  dell’adulto, ma il bene del minore. Se difficoltà si verificano  anche da parte della coppia eterosessuale, queste si accrescono nel caso della unione omosessuale. Il minore per crescere ha bisogno, secondo le acquisizioni delle scienze umane, di due genitori maschile/femminile e non di due padri o di due madri. Tanti minori, di fatto, sono in condizioni proibenti la loro crescita psicologica e umana, ma questo non giustifica introdurre, per legge, scelte e decisioni così cariche di problematicità». 

- Come deve comportarsi il mondo cattolico? 
«La difesa della giusta causa delle persone omosessuali si costruisce con il dialogo e il confronto tra laici e cattolici. Si tratta, infatti, di questioni umane e non religiose (confessionali). Di certo non la si difende con forme di fanatismo e di esibizionismo».