Si rotola nella neve Simone Deromedis, Federico Tomasoni in ginocchio guarda un cielo carico di neve in cui vede cose che nessuno sa.

Succede alla fine dello skicross: una specie di toboga in cui si scende tutti dritti in 4 contemporaneamente, un’altra delle cose da funamboli viste in questi giorni, dallo snowboard cross – omologo sulla tavola – di Michela Moioli e Lorenzo Sommariva; al freestyle Big air di Flora Tabanelli, e adesso loro: l’oro di Simone Deromedis e l’argento di Federico Tomasoni onorano l’ultima medaglia di Livigno che finisce qui la sua olimpiade. Una cavalcata in testa quella di Deromedis, una rimonta voluta con l’anima da Tomasoni.

Milano Cortina 2026 Simone Deromedis a terra e Federico Tomasoni in ginocchio oro e argento nello ski cross
Milano Cortina 2026 Simone Deromedis a terra e Federico Tomasoni in ginocchio oro e argento nello ski cross
Federico Tomasoni in ginocchio e Simone Deromedis al termine dello ski cross (REUTERS)

C’è tanta festa e tanta commozione negli abbracci lì in mezzo al bianco dove l’unico colore è quello della folla che sostiene l’azzurro delle divise subito coperte dalla giacca bianca di Armani che rende gli azzurri tra i più eleganti dell’Olimpiade.

Da profani ci si chiede come si riesca a buttarsi giù così senza vedere niente. Ma si fa. Loro lo fanno. Perché è il loro lavoro, perché amano questo gioco da quando erano piccoli. E, alla fine, portano l’unica doppietta oro-argento dei Giochi, medaglie tanto più preziose perché sono le prime della storia dello skicross e per una volta danno visibilità a una disciplina bisestile in Tv, per cui si lavora quattro anni nell’ombra per la vetrina di un giorno.

E, alla fine, solo alla fine, in quella vetrina sbuca, timidamente mai esibito, nel bianco un piccolo sole giallo dal casco nero di Federico Tomasoni, pochi sanno fuori dall’ambiente che cosa significhi, è il sole simbolo della fondazione Matildina 4 safe, per la sicurezza dello sci, dedicata a Matilde Lorenzi, una ferita aperta nello sci italiano, ma di più nel cuore di Federico che con Matilde era fidanzato.

Un dolore senza parole che chiede solo rispetto e che si mostra in un gesto appena: la medaglia d’argento baciata guardando un cielo di neve e di latte in cui nessuno vede il sole tranne lui.

Racconterà dopo davanti alla stampa mondiale, visibilmente commosso: «Da una settimana immaginavo questo momento, ma un conto è immaginarlo un conto è riuscirci: le favole esistono». Ma non è mai facile raccontarle al mondo quando si è così coinvolti. Comprendendo la difficoltà gli è andato in soccorso Deromedis seduto accanto: «Sono contento che Federico sia arrivato a questo risultato, con quello che ha passato, ci sono stati momenti duri, per lui estremi, ma difficili per tutti, abbiamo fatto il possibile per stargli vicino ma non è facile».

Nemmeno raccontarlo al mondo, lo è.