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mercoledì 16 ottobre 2019
 
MIGRANTI
 

Ancora un'altra strage nel Mediterraneo. Fino a quando?

08/10/2019  Decine di donne, molte delle quali incinte, affogate trai flutti del Canale di Sicilia insieme ai loro bambini di pochi mesi. Da Malta è partito l'ordine di non salvare quel barcone alla deriva. Contoinuiamo a chiudere i porti e gli occhi di fronte a tragedie immani

Maledetto chi ha fatto imbarcare quelle donne, quasi tutte incinte, oppure col figlioletto di pochi mesi. Maledetto chi le ha trasportate fino alla morte al largo di Lampedusa. E speriamo si faccia un esame di coscienza chi ha intimato, da Malta, alla nave delle Ong Open Arms di non intervenire per salvare quella barca alla deriva. Perché l’omissione di soccorso in mare equivale a decretare la morte di chi ha bisogno di essere salvato. Un combinato disposto che ha portato alla “strage delle donne” al largo dell’isola simbolo delle migrazioni, la porta d’Europa al continente africano.

La conta dei morti ormai è un rito che si ripete: tredici cadaveri recuperati galleggianti in quello che è ormai un grande cimitero d'acqua salata, anche una bambina di 12 anni, venti migranti dispersi, compresi otto bambini. Sempre la stessa anche la dinamica, un barcone che imbarca acqua e che si rovescia per il repentino sposate mento della gente a bordo.

Mentre l’Europa muove cauti passi verso la distribuzione dei migranti nel Mediterraneo si continua a morire, continuano le assurde stragi, la morte certa di tanta gente disperata che fugge dalla miseria, dalle persecuzioni, da un futuro negato, o semplicemente perché vuole raggiungere i propri cari già sbarcati in Europa non basta a far tacere chi sostiene che con la logica dei porti chiusi la gente non attraversa più il Canale di Sicilia su imbarcazioni sgangherate, preda dei trafficanti di uomini, spesso in combutta con chi, sulla costa africana, dovrebbe impedire loro di partire.In sei anni, si stima, abbiamo avuto 19 mila morti annegati.

E non si sa quanta gente ancora morirà in questo grembo di morte prima che si metta fine alla logica dei porti chiusi, che si cancellino quei decreti sicurezza che violano qualunque legge umanitaria e qualunque senso di amore per la persona, per un essere vivente, talmente crudeli da impedire a una nave di recuperare dei naufraghi in mare, pena il sequestro dell’imbarcazione e multe salatissime che mettono in ginocchio l’attività di chi le conduce.

Trovare una soluzione agli sbarchi della morte è possibile ma richiede fatica, perché si tratta di problemi complessi. Inoltre, spesso, si tratta di provvedimenti impopolari. I corridoi umanitari, la cooperazione internazionale, la lotta ai trafficanti di uomini, la collaborazione nei Paesi di origine possono contribuire a impedire molti sbarchi, fino ad azzerare il problema. Nel frattempo dobbiamo salvare quelle vite che affogano in mare. Ma noi continuaiamo a rimanere intrappolati nella rassicurante politica dei porti chiusi. Chiusi alla vita.

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