Siamo tutti chiamati alla santità. Papa Leone lo spiega incentrando la catechesi sul tema “I Documenti del Concilio Vaticano II: la Costituzione dogmatica Lumen gentium. Santità e consigli evangelici nella Chiesa”.

Riprendendo il capitolo quinto dedicato «alla universale vocazione alla santità di tutti i fedeli», il Pontefice ricorda che «ognuno di noi è chiamato a vivere nella grazia di Dio, praticando le virtù e conformandosi a Cristo». La santità, dunque, «non è un privilegio per pochi, ma un dono che impegna ogni battezzato a tendere alla perfezione della carità, ossia alla pienezza dell’amore verso Dio e verso il prossimo. La carità è, infatti, il cuore della santità alla quale tutti i credenti sono chiamati». Il livello più alto della santità, insiste papa Leone, «è il martirio», che la Costituzione definisce «suprema testimonianza della fede e della carità».

È questo il motivo per cui la stessa Lumen Gentium «insegna che ogni credente dev’essere pronto a confessare Cristo fino al sangue, come è sempre accaduto e accade anche oggi. Questa disponibilità alla testimonianza si avvera ogni volta che i cristiani lasciano segni di fede e d’amore nella società, impegnandosi per la giustizia». La vita santa si nutre dei sacramenti, in particolare dell’Eucaristia che ci porta ad assimilarci «a Cristo, modello e misura della santità. Egli santifica la Chiesa, della quale è Capo e Pastore: la santità è, in quest’ottica, dono suo, che si manifesta nella nostra vita quotidiana ogni volta che lo accogliamo con letizia e vi corrispondiamo con impegno». Leone ricorda le parole di Paolo VI che, nel 1965, specificava che «la Chiesa, per essere autentica, vuole che tutti i battezzati debbano “essere santi, cioè veramente suoi figli degni, forti e fedeli”. Questo si realizza come una trasformazione interiore, per cui la vita di ogni persona viene conformata a Cristo in virtù dello Spirito Santo».

Inoltre la Lumen gentium «descrive la santità della Chiesa cattolica come una sua caratteristica costitutiva, da ricevere nella fede, in quanto essa è creduta “indefettibilmente santa”. Il che non significa che sia perfetta, ma che è chiamata alla perfezione «verso la meta eterna, camminando “fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio”». La realtà del peccato, nella Chiesa, «cioè in tutti noi», sottolinea il Pontefice, chiede a tutti una conversione seria, un cambiamento di vita. In questa ottica allora la santità no né riconducibile a «un impegno etico, per quanto grande, ma riguarda l’essenza stessa della vita cristiana, personale e comunitaria».

Un ruolo decisivo, anzi un «segno profetico del mondo nuovo, sperimentato nel qui e ora della storia», è costituito dalla vita consacrata con i tre voti di povertà, castità e obbedienza. «Queste tre virtù», sottolinea papa Leone, «non sono prescrizioni che incatenano la libertà, ma doni liberanti dello Spirito Santo, attraverso i quali alcuni fedeli sono consacrati totalmente a Dio. La povertà esprime il pieno affidamento alla Provvidenza, liberando dal calcolo e dal tornaconto; l’obbedienza ha per modello il dono di sé che Cristo ha fatto al Padre, liberando dal sospetto e dal predominio; la castità è la donazione di un cuore integro e puro nell’amore, a servizio di Dio e della Chiesa».

È con questo stile di vita che «le persone consacrate testimoniano l’universale vocazione alla santità di tutta la Chiesa, nella forma di una sequela radicale. I consigli evangelici manifestano la partecipazione piena alla vita di Cristo, fino alla croce: è proprio dal sacrificio del Crocifisso che tutti veniamo redenti e santificati!». Proprio contemplando questo evento possiamo essere certi che «non c’è esperienza umana che Dio non redima: persino la sofferenza, vissuta in unione con la passione del Signore, diventa via di santità. La grazia che converte e trasforma la vita ci rafforza così in ogni prova, indicandoci come meta non un ideale lontano, ma l’incontro con Dio, che si è fatto uomo per amore».